Site icon Fra' Claudio Passavanti

La forza del Vangelo produce gioia

L’apostolo Pietro non si lascia bloccare dalla paura del cambiamento e della novità, che sembra paralizzare la prima comunità dei credenti di fronte alla libertà che viene dal Vangelo, una libertà la cui caratteristica principale è di essere non più un privilegio riservato ad alcuni, ma un dono che è di tutti e per tutti. Le parole di Pietro, soprattutto perché vengono dalla bocca di un uomo e di un apostolo perlopiù famoso per la sua paura e i suoi timori, assumono un peso ancora più grande: «Ora dunque, perché tentate Dio, imponendo sul collo dei discepoli un giogo che né i nostri padri né noi siamo stati in grado di portare? Noi invece crediamo che per la grazia del Signore Gesù siamo stati salvati, così come loro» (At 15,10-11). Si può ben dire che buona parte della fatica della prima comunità, che si stringe attorno al Signore Gesù, è legata alla difficoltà di accettare una dilatazione assoluta e incondizionata dei confini di appartenenza e di esperienza di salvezza. Questa fatica fu dapprima del piccolo nucleo degli apostoli attorno al Signore Gesù, divenne la fatica del primo gruppo allargato dei discepoli e delle discepole che si aprono alla fede in Cristo dopo la sua Pasqua, ma è pure la fatica della Chiesa di sempre. Non è facile, infatti, rinunciare a un’immagine di comunità di fede il cui principio sarebbe proprio quello di una sorta di privilegio e di esclusività, e questo crea e continua a creare «una grande discussione» (15,7). Tutte le precomprensioni e i preconcetti sembrano destinati a cadere davanti a un elemento nuovo e dirimente che viene rammentato da Pietro con chiarezza esigente: «E Dio, che conosce i cuori, ha dato testimonianza in loro favore, concedendo anche a loro lo Spirito Santo, come a noi» (At 15,8). Questo dono, ricevuto da tutti e condiviso con tutti, non permette più nessun tipo di «discriminazione» (15,9). Pertanto, la fine di ogni «discriminazione» non è mai facile da digerire e da metabolizzare, perché comporta una radicale ricomprensione di se stessi. Le parole del Signore Gesù nel Vangelo ci permettono di andare a scoprire il fondamento remoto e radicale di questo nuovo modo di sentire e di agire: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore» (Gv 15,9). Siamo radicalmente esortati a non pensare in termini di diversità elitaria ma, ogni giorno, siamo invitati a ripartire invece dal “come” dell’agire di Dio, il quale non fa preferenze e, riversando i suoi doni con larghezza su tutti, apre la strada per un modo nuovo di sentirci reciprocamente. Il Signore Gesù, con le sue parole, ci porta ben oltre ogni «discussione» per aprirci a un discernimento radicale: «Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15,11). La gioia che ci viene dal Vangelo, la forza che ci viene dalla Pasqua, è legata a questa possibilità inedita di non lasciarsi intrappolare in definizioni e atteggiamenti troppo chiari e troppo distinti, ma rimanendo disponibili all’imprevedibilità della grazia che ci sorprende e ci chiede di dare ogni giorno una possibilità alla grazia, nella nostra vita e in quella degli altri.

Exit mobile version