Site icon Fra' Claudio Passavanti

Il “piccolo” Regno

Siamo tutti invitati a partecipare al gioco lanciato dal Signore Gesù, come quelli cui ci hanno abituato gli shows televisivi dei quiz a premio: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare?» (Lc 13,18). Dovremmo nascondere per un attimo la risposta data dal Signore Gesù per due volte alla domanda e, prima di accogliere il suo insegnamento, correre il rischio di darne una noi stessi. Quando pensiamo al Regno di Dio, cosa ci viene in mente? Sarebbe utile annotare i nostri pensieri in merito, perché solo così potremo misurare la prossimità o la lontananza dalla sensibilità del Signore Gesù. Molto probabilmente una differenza possiamo registrarla subito. Mentre il Signore Gesù, quando deve paragonare il Regno di Dio a qualcosa di cui facciamo esperienza nella nostra vita quotidiana, pensa a delle realtà piccole e quasi insignificanti, noi rischiamo di pensare piuttosto a cose grandi con una buona possibilità di imporsi e di non passare inosservate. Confrontando le nostre parabole mentali nel pensare al Regno di Dio con quelle del Signore Gesù, saremo in grado di capire quanto cammino ancora ci resta da fare per essere, veramente, discepoli del Vangelo. Per ben due volte la risposta del Signore Gesù un po’ ci sorprende: «È simile a un granello di senape (Lc 13,19) e ancora «è simile al lievito» (13, 1). Mentre noi siamo inclini a pensare che le cose grandi e quelle con un valore di rilievo non possono che avere degli inizi altrettanto promettenti, il Signore Gesù ci chiede di pensare in termini di una fragilità capace di portare in sé una promessa. La parola dell’apostolo assume, alla luce del Vangelo, un significato ancora più chiaro: «ritengo che le sofferenze del momento presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi» (Rm 8,18). L’arte di «paragonare» del Signore Gesù ci insegna a trovare sempre un amabile nesso tra le sofferenze e quei sentimenti di fiducia che non spengono la speranza. L’anelito che anima tutta la nostra vita è condiviso con la «creazione» intera la quale è, come noi e con noi, «protesa verso la rivelazione dei figli di Dio» (8, 9). Quando il Signore Gesù cerca di introdurci nella logica del Regno di Dio, non lo fa con immagini trionfalistiche, ma evocando dei processi la cui legge fondamentale è regolata dalla crescita e dalla gradualità. Ogni crescita ha bisogno non solo di tempo, ma di una certa libertà di adattamento alle situazioni contingenti che sono sempre uguali, ma mai identiche. Ad essere un vero «oggetto di speranza» (8,24) è proprio questa nostra voglia di sorprenderci ed essere continuamente sorpresi di fronte al continuo miracolo della vita. L’ultima parala dell’apostolo non fa che rinsaldare la nostra fiducia e rafforzare il nostro impegno: «Ma, se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza» (Rm 8,25). In tal modo la nostra stessa vita, con i suoi processi di crescita e di trasformazione continui, diventa una parabola vivente del Regno di Dio che attendiamo mentre già lo sperimentiamo presente, come il seme e il lievito.

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