Site icon Fra' Claudio Passavanti

Un pastore che consola

Quando il pastore porta al pascolo le sue greggi, è continuamente attento che esse non si disperdano, per questo, perfino quando sono un po’ più lontane, il suo occhio vigila su di esse conoscendone le abitudini e i diversi caratteri. Il Signore Gesù, nei pochi versetti che la Liturgia ci offre come Vangelo per questa domenica, è capace di presentare pienamente il legame che unisce il cielo alla terra e ogni cammino – spesso faticoso e tortuoso – alla stessa vita di Dio. La prima cosa che il Pastore bello, buono e vero ci ricorda è questa: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono» (Gv 10,27). Il Signore Gesù non si lamenta delle sue pecore, al contrario, né è profondamente felice. Il legame tra il pastore e le pecore non è solo di conoscenza, ma di conoscenza che sfocia nell’amore, che rende Gesù fiero delle sue pecore e sicuro del fatto che esse apprezzeranno quel dono di «vita eterna» (10,28), dono che non è altro che la gioia di stare insieme e di rimanere vicini. Il bel pastore non ha dubbi, proprio come nessun dubbio attraversa il cuore dell’innamorato: «nessuno le strapperà dalla mia mano»! Dopo aver fatto memoria dei grandi pastori che preparano l’Avvento del Cristo-Pastore – Abele, Abramo, Giacobbe, Mosé, Davide… – Basilio conclude dicendo: «Ma guardiamo ora il nostro pastore, Cristo; guardiamo il suo amore per gli uomini e la sua mansuetudine nel condurli ai pascoli. Gioisce delle pecore che lo circondano e cerca quelle che si smarriscono. Né monti, né foreste gli sono di ostacolo; corre nella valle dell’ombra per giungere al luogo dove si trova la pecora smarrita. Fu visto negli inferi per dare il segnale del ritorno; per questa via si prepara a stringere amicizia con le pecore. Ora, ama Cristo chi accoglie con attenzione le sue parole». Ancora oggi il Signore Risorto dà il segnale del ritorno a casa come il pastore che, con il suo fischio e i suoi versi, invita le greggi a rientrare nelle stalle e negli ovili, dopo una lunga giornata di pascolo, per riposare e dare il frutto quotidiano del latte. L’Apocalisse ci ricorda che, in questo nostro ritorno a casa, potremo sperimentare, dopo la gioia di essere stati nutriti e custoditi, anche quella di essere consolati: «sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi» (Ap 7,17). Questa consolazione è il sigillo e il segno della nostra relazione con il Signore. Nella prima lettura viene evocato un momento difficile della relazione tra i discepoli e la loro comunità di origine, eppure alla fine troviamo che: «I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo» (At 13,52). In questa domenica, che segna lo zenit del tempo pasquale, vogliamo lasciarci accarezzare e consolare dalla mano e dallo sguardo di Cristo Pastore per superare ogni timore e andare oltre ogni ansia… persino quella di volere essere delle buone pecore. Ci basti poter contare sull’intoccabile bontà di quel Pastore che non ha esitato a dare la sua stessa vita per noi e che, ogni giorno, non solo ci guida, ma pure ci accarezza con la sua mano.

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