Pubblicato in: Riflessioni personali

Seminare secondo giustizia

Si potrebbe dire, riprendendo il profeta Osea e accogliendo la parola del Signore Gesù, che «è tempo» (Os 10,12) di «guarire ogni malattia e infermità» (Mt 10,1). Proprio l’evangelista Matteo, comunemente e giustamente ritenuto come il più attento al mistero della Chiesa, attende più a lungo di tutti gli altri evangelisti prima di farci conoscere in modo solenne e circostanziato «i nomi dei dodici apostoli» (10,2) e parlarci in modo assai preciso della loro missione per l’umanità. Prima di questo passo così importante, Matteo ha come bisogno di premettere il lungo discorso della Montagna e il racconto dei dieci miracoli di Gesù. Queste parole – non altre – e questi gesti – non altri – sono lo specchio della vita della Chiesa e il continuo luogo di verifica della sua missione. La Chiesa nasce come missione di rendere presente al cuore dell’umanità la «compassione» (9,36) di Dio, che si esprime con la parola che orienta la vita e i gesti che la guariscono profondamente ed efficacemente. Perché si possa essere fedeli alla missione affidata dal Signore alla sua Chiesa, non solo nei contenuti, ma pure e soprattutto nei metodi, la parola del profeta Osea è assai illuminante. Da una parte bisogna vigilare su ogni tentazione di attaccamento vigilando sui pericoli della ricchezza: «più ricca era la terra, più belle faceva le sue stele» (Os 10,1). Dall’altra è necessario coltivare questa povertà e semplicità e solo allora sarà possibile che si realizzi la parola: «Seminate per voi secondo giustizia e mieterete secondo bontà» (Os 10,12). La «bontà», che rimanda alle viscere di misericordia del Signore che freme per il suo popolo, è il segno distintivo della fedeltà apostolica al mandato del Signore: «diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità» (Mt 10,1). Quale lungo cammino è stato necessario – e non ancora compiuto – per gli apostoli prima di poter cominciare non solo a seguire, ma pure a imitare il loro Maestro e Signore. Non possiamo ingannarci né illuderci sulle fantasie che questo «potere» può creare! Il monito del Signore «rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa di Israele» (Mt 10,6) potrebbe essere oggi ricompreso in questo modo: “rivolgetevi alle pecore perdute della Chiesa”. Prima di preoccurparci di evangelizzare il mondo che definiamo neo-pagano e secolarizzato, siamo chiamati a evangelizzare profondamente noi stessi perché, guariti interiormente, possiamo essere testimoni credibili. Il cammino della Chiesa, nel tempo e nei luoghi in cui l’umanità attende l’annuncio del vangelo, non può che essere in tutto conforme alle intenzioni e alle consegne dell’unico Maestro. Il Signore Gesù ha conferito e continua a conferire un ministero di guarigione, di compassione, di discernimento. Non solo, il Maestro non si accontenta di affidare ai suoi discepoli di ogni tempo e di ogni luogo un ministero, ma raccomanda anche un metodo preciso che potremmo definire come delicato, attento, sereno.

Autore:

Sono un frate minore cappuccino e vivo in Piemonte.

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