Pubblicato in: Riflessioni personali

Credere è accogliere

La Liturgia sembra volerci aiutare a fare un altro pezzo di cammino, che forse è lo stesso che fu percorso dai Magi nel loro viaggio di ritorno a casa per «un’altra strada» (Mt 2,12). Ogni volta che ci si ferma a contemplare il mistero dell’incarnazione del Verbo, la vita non può restare identica, ma è toccata e attraversata da una luce capace di aprire a nuove comprensioni, a nuovi cammini, a nuove intuizioni. In una parola, a un modo di credere che, se è in continuità con il modo in cui si è sempre creduto, è assolutamente diverso. La solennità dell’Epifania è una «luce» significata da quella della stella, il cui bagliore ha bisogno di una vita intera per essere compreso e accolto. Il Vangelo è assolutamente breve e discreto sui Magi. Di queste misteriose figure sappiamo pochissimo, eppure non ci è difficile immaginare che tutta la loro vita è stata segnata e trasformata da quel viaggio e da quell’incontro. L’apostolo ci ricorda con forza: «Questo è il comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato» (1Gv 3,23). Credere è accogliere, accogliere è credere! Pertanto il segno di autenticazione di un retto modo di credere è la capacità di fare dell’intuizione di trascendenza la culla della compassione e dell’incontro con tutti. Se ci fossero dei dubbi, l’apostolo ci dà una chiave per comprendere ciò che avviene dentro di noi e discernere ciò che accade attorno a noi: «In questo potete riconoscere lo Spirito di Dio: ogni spirito che riconosce Gesù Cristo venuto nella carne, è da Dio» (1Gv 4,2). Se la parola dell’apostolo ci sembrasse ancora troppo teorica, il testo del Vangelo ci aiuta a dare consistenza e concretezza alla «carne» del Verbo in cui Dio incontra ogni nostra situazione e si fa sguardo di compassione per ogni sofferenza. Matteo lo dice in poche e intense battute: «Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo» (Mt 4,23). Il bambino contemplato e adorato dai Magi è il Signore che percorre le strade della nostra umanità accettando di coinvolgersi intensamente nella nostra storia e nella nostra vita. Le parole di papa Francesco nella sua prima esortazione apostolica ci aiutano a comprendere il senso di tutto ciò che contempliamo nel mistero del Natale per la nostra vita di credenti, assolutamente solidali con la vita di tutti i nostri fratelli e sorelle in umanità: «Tutta la creazione vuol dire anche tutti gli aspetti della natura umana, in modo che la missione dell’annuncio della Buona Novella di Gesù Cristo possiede una destinazione universale. Il suo mandato della carità abbraccia tutte le dimensioni dell’esistenza, tutte le persone, tutti gli ambienti della convivenza e tutti i popoli. Nulla di quanto è umano può risultargli estraneo. La vera speranza cristiana, che cerca il regno escatologico, genera sempre storia» (Evangelii Gaudium, 181). Dio vive nella nostra carne e ogni carne ormai sente il fremito della chiamata a diventare carne del Dio vivente, per questo risuona l’invito più che mai urgente: «Convertitevi…»!

Autore:

Sono un frate minore cappuccino e vivo in Piemonte.

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