Pubblicato in: Riflessioni personali

Cercare sempre

Le parole del Cantico dei Cantici ci introducono nella celebrazione di questa festa di Maria di Magdala. Nella sua vita possiamo contemplare il lungo cammino necessario per diventare discepoli: «Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l’amore dell’anima mia» (Ct 3,1). Per comprendere fino in fondo il testo del Vangelo della risurrezione secondo Giovanni, non possiamo dimenticare il fatto che, nella tradizione liturgica ebraica, il Cantico dei Cantici è uno dei “rotoli” consacrati a una festa. Il Cantico dei Cantici è il testo da leggere interamente nel giorno di Pasqua. Questo ci fa capire come nella memoria credente del discepolo amato questo testo, la cui stesura è attribuita a Salomone, abbia offerto le parole e le immagini per raccontare l’inenarrabile esperienza della risurrezione. Il Vangelo comincia proprio con l’immagine di un cercare appassionato di Maria per onorare il corpo dell’amato Signore: «Il primo giorno della settimana, si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro» (Gv 20,1). Maria di Magdala, riconosciuta come «apostola degli apostoli» e «prima annunciatrice della risurrezione», diventa per ogni credente la memoria dell’essenza stessa della discepolanza: cercare sempre senza mai presumere di avere trovato una volta per sempre. Di fatto, sulla porta del sepolcro ormai spalancato dalla vita l’invito del Risorto è perentorio: «Non mi trattenere… ma va’…» (Gv 20,17). Potremmo rileggere le parole del Risorto anche in modo ancora più esigente: «Non ti trattenere…». Il mistero e la forza della risurrezione riportano la nostra umanità alla sua originale condizione di nomadi. Come dimenticare il dispiacere provato dall’Altissimo quando gli uomini si misero a costruire la famosa e inquietante «torre di Babele» (Gen 11). La tendenza a sedentarizzarsi conserva una nota di tentazione a sottrarsi alla fatica quotidiana di cercare, di lasciarsi destabilizzare, di farsi portare dal vento come i semi e come i profumi. Nel giardino della risurrezione il grande segno non è semplicemente la tomba vuota di morte, ma il fatto che la pietra ribaltata riempie di nuovo le strade, facendo correre una notizia che spalanca i cuori liberandoli dalla paura di incontrare e di annunciare: «Ho visto il Signore!» (Gv 20,18). Al mattino di Pasqua siamo invitati dal Risorto a prendere una decisione: «Voglio cercare l’amore…» (Ct 3,2). Se prendiamo questa decisione, allora si realizzerà per noi l’augurio dell’apostolo: «Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana» (2Cor 5,16). Questo perché, invece di seppellirci nella morte della speranza, avremo una voglia matta di «cose nuove» (5,17).

Autore:

Sono un frate minore cappuccino e vivo in Piemonte.

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