Pubblicato in: Riflessioni personali

Interrogare la vita

Il nostro cuore di discepoli è oggi sottoposto a un duplice interrogatorio. Il Deuteronomio lo fa in forma di invito: «Interroga pure i tempi antichi, che furono prima di te: dal giorno in cui Dio creò l’uomo sulla terra» Dt 4,32). Il Signore Gesù, con una duplice domanda che non può lasciarci indifferenti, perché mette il dito nella piaga dei nostri attaccamenti e delle nostre logiche segnate da una certa tendenza al profitto: «Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?» (Mt 16,26). Non è facile rispondere a questi interrogativi, soprattutto perché non si può certo farlo con una qualsiasi risposta teorica, ma solo attraverso delle scelte esistenziali che diventano la risposta concreta e testimoniale a un modo di stare al mondo segnato dalla consapevolezza di essere stati scelti e amati gratuitamente – come ci viene ricordato nella prima lettura – che dovrebbe avere come effetto quello di essere in grado di mettersi alla sequela di Gesù accogliendo tutte le conseguenze di una simile scelta, che comporta, inevitabilmente, un’esperienza di perdita: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24). La parola del Signore ci conduce direttamente al dramma che attraversa il cuore dell’uomo di sempre e da sempre, ma che – ai nostri giorni – sembra farsi ancora più forte e forse talora grave: l’illusione di non dover scegliere mai, o di poter scegliere senza mai doversi misurare con la rinuncia e la perdita. Questo non può che creare un profondo disorientamento, perché nel tentativo di evitare in ogni modo l’esperienza del dolore e della perdita, in realtà non si ha e non si offre più la possibilità di sperimentare la gioia di scelte costose e capaci di rivelarci a noi stessi e al mondo in cui viviamo per quello che siamo veramente, attraverso ciò che siamo capaci di scegliere e quindi anche di rinunciare. Il Deuteronomio esorta i figli di Israele a fare attenzione: «Sappi dunque oggi e medita bene nel tuo cuore che il Signore è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra: non ve n’è altro» (Dt 4,39). Il Signore Gesù ci ricorda che per trovare il senso più vero della vita non è possibile sottrarsi al crogiolo di scelte chiare, forti, consapevoli e di cui si accettano e assumono le conseguenze: «Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà» (Mt 16,25). In realtà, ciò su cui la Parola di Dio oggi ci interroga è su cosa fa da fondamento alla nostra esistenza e se è la relazione con qualcosa – in realtà Qualcuno – che cammina con noi, ma che è prima di noi, tanto da riconoscergli un primato senza il quale rischiamo di annegare nel bicchiere mezzo vuoto del nostro patetico narcisismo.

Autore:

Sono un frate minore cappuccino e vivo in Piemonte.

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