Pubblicato in: Riflessioni personali

Un posto per ciascuno

Oggi la Chiesa ci fa celebrare la festa di due apostoli che sono evocati in coda del gruppo dei Dodici, a seconda della redazione propria degli evangelisti. Infatti, Simone, nell’elenco apostolico matteano, è messo all’undicesimo posto: «Simone il Cananeo e Giuda Iscariota che poi lo tradì» (Mt 10,4). Di questo apostolo sappiamo solo che era nato a Cana e che era soprannominato «lo Zelota» (At 1,13). In questo senso condivide con il traditore lo stesso ardore e la stessa modalità di prendere le cose di petto, per trovare soluzioni coraggiose e persino eroiche alle inevitabili contraddizioni della vita e alle sue molteplici sfide. Eppure, non basta essere «zelota» per diventare «traditore». Secondo il Vangelo di Matteo, appena prima viene indicato «Taddeo», che la tradizione identifica con quel Giuda a cui l’evangelista Luca riserva – a sua volta – il penultimo posto quando scrive: «Giuda di Giacomo e Giuda Iscariota, che divenne il traditore» (Lc 6,16). In quest’ultimo caso, i due apostoli non sono accomunati da un possibile tratto comune, ma hanno lo stesso nome… un nome che il Signore Gesù non cambia, come fa per Simon Pietro, quasi a lasciare che ci si possa confondere per doversi impegnare a chiarire e discernere: non basta un nome né una passione a fare un traditore! Questi due apostoli sono come posti alla periferia del collegio apostolico non solo perché vengono nominati verso la fine dell’elenco, ma perché si trovano a essere così prossimi al mistero dell’apostolo Giuda, il traditore. Il mistero del tradimento possibile deve rimanere al cuore dell’attenzione vigilante della vita della Chiesa e dei singoli discepoli. Siamo infatti anche noi chiamati a diventare ciò che l’evangelista Giovanni – col suo modo unico e geniale – ci fa intuire quando, riferendosi a questo apostolo, lo definisce per contrasto e attraverso una negazione: «Giuda, non l’Iscariota» (Gv 14,22). Ed è proprio a questo apostolo «non l’Iscariota» che Giovanni fa chiedere al Signore Gesù che si manifestasse solo ai suoi discepoli e non al mondo. La tradizione lo considera autore di quella lettera, accolta nel Canone del Nuovo Testamento, in cui l’apostolo si presenta così: «Giuda, servo di Cristo Gesù e fratello di Giacomo, a coloro che sono prediletti, amati da Dio Padre e custoditi da Gesù Cristo» (Giuda 1). Proprio di questa lettera, Origene dice che è «piena della forza e della grazia del cielo». Facendo memoria di questi due apostoli che accettano di vivere quasi ai margini del gruppo degli intimi del Signore senza essere marginali, possiamo imparare a non sentirci più «stranieri né ospiti» (Ef 2,19). Così non avremo bisogno di metterci al centro, ma accetteremo volentieri di camminare insieme poiché: «in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito» (Ef 2,22). Possiamo chiedere l’intercessione dei santi Simone e Giuda per imparare a stare serenamente al nostro posto di discepoli accogliendo il dono di non essere né i primi né gli ultimi.

Autore:

Sono un frate minore cappuccino e vivo in Piemonte.

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