Pubblicato in: Riflessioni personali

Il Regno in mezzo a noi

Il Signore risponde alla provocazione degli scribi e dei farisei con una nota che ha persino qualcosa di comico: «Vi diranno: “Eccolo là”, oppure “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno» (Lc 17,23-24). Come i farisei all’epoca di Gesù e i profeti di ventura e sventura di tutti i tempi, anche noi siamo tentati di programmare in giorni, più o meno vicini o più o meno lontani, la manifestazione del regno di Dio. Ma nulla e nessuno possono tenere sotto controllo l’irrompere della presenza di Dio nel nostro quotidiano, tanto da renderlo un anticipo reale di ciò che attendiamo e speriamo. Per sostenere e rettificare ogni nostra attesa, il Signore Gesù non ci tiene nell’ignoranza, né consegna il nostro cuore a un’inutile sospensione: «Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!» (Lc 17,21). A questo punto potremmo riprendere, versetto per versetto, la prima lettura e pregare come una litania, applicando le qualità della Sapienza di Dio – al suo rivelarsi in Cristo Signore – come piena manifestazione del suo essere presente non solo in mezzo a noi, ma prima di tutto e soprattutto, dentro di noi. Forse la prima di queste qualità potrebbe essere questa: «La sapienza è più veloce di qualsiasi movimento, per la sua purezza si diffonde e penetra in ogni cosa» (Sap 7,24). Per questo motivo non è assolutamente possibile controllarne o dirigerne il movimento. Al contrario, l’unico modo è di lasciarsi prendere dal suo flusso di vita, tanto da entrare completamente nel movimento di quella grazia che «È effluvio della potenza di Dio ed emanazione genuina della gloria dell’Onnipotente; per questo nulla di contaminato penetra in essa» (7,25). Quello che la Sapienza indica come «effluvio» per noi ha un volto e un nome: Gesù! La sua presenza non è qualcosa che possiamo inseguire o dirigere a nostro piacimento, ma solo accogliere con gratitudine e umiltà, poiché veramente è «più radiosa del sole e supera ogni costellazione», come pure «paragonata alla luce risulta più luminosa» (7,29). Non ci sarebbe nulla di più ridicolo che andare a caccia di stelle come i bambini che, con le loro reti, vanno gioiosamente a caccia di farfalle. Davanti al cielo trapuntato di stelle l’unico atteggiamento serio e degno è quello della contemplazione, dell’ammirazione, dell’accoglienza. Così per il mistero del regno di Dio la domanda giusta non è «Quando verrà…?» (Lc 17,20). La questione è di mettersi nella condizione di accogliere il “come” – concreto e quotidiano – con cui il Regno di Dio si invera nella nostra vita e nella nostra storia: «Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione» (Lc 17,25). È qui che si fa la differenza: nella capacità di accogliere il dono del regno di Dio nella forma in cui il Signore Gesù ce lo ha annunciato e lo ha reso presente alla nostra vita nella sua persona. Sì, è la croce che «governa a meraviglia l’universo» (Sap 8,1) e «passando nella anime sante, prepara amici di Dio e profeti» (7,27).

Autore:

Sono un frate minore cappuccino e vivo in Piemonte.

Rispondi