
Con la domenica scorsa abbiamo iniziato il tempo feriale, mettendoci in cammino con il Segno dell’amore, mentre questa domenica prenderemo nella nostra bisaccia di viaggio un po’ di pane per camminare con buona lena, e del vino per rallegrarsi nei momenti di smarrimento e di tristezza. Il dono dell’eucaristia è il pane e il vino dei pellegrini.
In tutte le narrazioni dei tre vangeli sinottici vi è una doppia ripetizione di un verbo apparentemente scontato: “prendere”. Esso invece è il verbo centrale del gesto compiuto da Gesù sul pane e sul vino, compiuto nella notte prima di essere consegnato alla morte. E’ detto innanzitutto che “egli prese il pane e il vino nelle sue mani”. Quella realtà celebrata in quella notte di memoria pasquale ebraica divenne per Gesù una importante occasione per “prendere in mano la sua vita”, proprio nel momento in cui gli veniva portata via. Quel pane e quel vino costituivano gli oggetti simbolici per dire a se stesso, a Dio suo Padre e ai fratelli, la libertà con cui viveva quel momento finale: con lo stessa gratuità con cui si dona il pane per nutrire il corpo e il vino per dare gioia al cuore. Prese se stesso in libertà e ne fece un dono ai suoi, invitandoli però ad usare lo stesso verbo: “prendete e mangiate! Prendete e bevete!”. Dalle sue mani egli passa se stesso nelle mani dei suoi, ponendosi in balia della loro libertà chiamata a decidere su quei doni. Dovevano prenderli nelle loro mani per guardare bene cosa quel pane e quel vino significassero. Perché avrebbero dovuto, poi, introdurre fino in fondo nella loro vita quei significati di dono, per lasciarsi assimilare a quelle logiche dicendo “amen” ad esse. Mangiarne e berne significava per loro mettersi in cammino con un po’ di pane quando si sentivano stanchi di una strada troppo lunga, e un po’ di vino quando li avrebbe assaliti la tristezza per la paura di aver smarrito il senso. Francesco di Assisi aveva una devozione profonda per l’Eucaristia: in quanto ritrovava in essa lo spirito giusto per sognare e vivere il vangelo. Tra i tanti passaggi dedicati dal santo di Assisi a quel mistero di amore, uno è presente nella lettera inviata ai suoi frati, dove con parole di esultanza, invita tutti loro allo stupore di quanto hanno tra le mani ogni giorno: «Tutta l’umanità trepidi, l’universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull’altare, nella mano del sacerdote, si rende presente Cristo, il Figlio del Dio vivo. O ammirabile altezza e degnazione stupenda! O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, così si umili da nascondersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane!» (LetOrd 26-27). In qualche modo Francesco invita i suoi frati a prendere in mano quel mistero e a guardarlo con attenzione per accorgersi di quell’amore fatto umiltà, che senza chiedere nulla si pone tutto nelle nostre mani. L’amore fa fare cose incredibili e sorprendenti: colui che era Dio si è fatto carne per esserci accanto, anzi di più: si è fatto pane per esserci dentro. La grande sorpresa stupefacente del dono ricevuto non diventa però in Francesco motivo di devozione con la quale voler ripagare il Signore, ma di stile di vita da regalare agli altri. Il testo che segue subito dopo, infatti, è emblematico delle dinamiche di gratuità e dono con cui egli pensa l’Eucaristia: «Guardate, fratelli, L’umiltà di Dio, ed aprite davanti a lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati. Nulla, dunque, di voi trattenete per voi, affinché totalmente vi accolga colui che totalmente a voi si offre» (LetOrd 28-29). Chi ha ricevuto tutto non deve trattenere nulla: deve prolungare oltre il dono ricevuto. Quella di Francesco è una circolarità lineare: rispondiamo con amore a colui che si è donato a noi non trattenendo nulla per noi stessi, bensì, mediante una libertà di amore, farsi pane e vino che nutre il corpo e da gioia al cuore dei fratelli con cui viviamo. Signore aiutami ad ascoltare con gioia e responsabilità il dono che mi poni nelle mani: “Prendete e mangiate, prendete e bevete per diventare voi stessi pane nutriente e vino festoso per il mondo”. Aiutaci a fare della nostra vita di ogni giorno un luogo di condivisione, dove l’uno all’altro sia pane di forza e vino di letizia. E allora sì che faremo memoria di te aspettando il tuo ritorno nella nostra vita.