
Potremmo cercare di entrare nella mente e nel cuore dei discepoli alle prese con le parole non solo «misteriose» (Lc 9,45), ma destabilizzanti del loro Maestro. Forse anche noi opteremmo al loro posto per adottare la logica dello struzzo: meglio non indagare troppo e far finta che le cose vadano per il verso giusto anche quando vanno per il verso sbagliato. La reazione degli apostoli davanti alle esigenze pasquali, così come si vanno sempre più chiaramente delineando, è una fuga mentale che prepara quello che sarà l’abbandono nella notte della passione: «e avevano timore di interrogarlo su questo argomento». Il timore è direttamente proporzionale, per così dire, alla voglia di non cambiare il proprio punto di vista e non rinunciare alle proprie illusioni, che spesso aprono il varco a dure delusioni. Il Signore Gesù non si pone nella linea del timore e della paura, ma in quella del coraggio, che comincia sempre con quell’onestà intellettuale da cui è generata la forza necessaria per prendere posizione e non tardare nelle decisioni: «mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: “Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini”» (Lc 9,43-44). A partire dalla parola decisa del Signore Gesù, possiamo interpretare il senso della risposta che viene data da quest’uomo misterioso al profeta: «Vado a misurare Gerusalemme per vedere qual è la sua larghezza e qual è la sua lunghezza» (Zc 2,6). Davanti al mistero pasquale non possiamo sottrarci al compito di misurare la nostra disponibilità a smantellare i nostri sistemi di difesa per aprirci al rischio del dono della nostra vita. Il sogno del profeta diventa una indicazione assai preziosa: «Gerusalemme sarà priva di mura, per la moltitudine di uomini e di animali che dovrà accogliere» (Zc 2,8). Mentre il nostro istinto di conservazione ci spinge a rafforzare le nostre difese, la nostra opzione evangelica ci obbliga a smantellare i nostri sistemi di difesa, per creare spazi aperti in cui si possa sperimentare il dono della reciproca e incondizionata accoglienza.
Come per gli apostoli, così pure per noi entrare nella logica pasquale non solo non è facile, ma esige un previo cammino di intelligenza del cuore, attraverso cui diventiamo capaci di riposizionarci in modo adeguato. Quante volte per paura di soffrire e di rischiare diciamo: «meglio di no!». Il Signore Gesù invece ci spinge a imitare la sua capacità di assumere tutte le conseguenze della propria postura evangelica, tanto da dire piuttosto: «meglio di sì». Nella nostra quotidiana preghiera e nell’ascolto fiduciale della Parola di Dio racchiusa nelle Scritture, possiamo finalmente interrogare il Signore, impegnandoci ad accogliere le sue risposte che, certamente, mai ci lasceranno marcire nelle prigioni, più o meno dorate, delle nostre paure. Nel suo mistero pasquale, a lungo preparato, il Signore Gesù si fa per noi maestro di intelligenza di ciò che accade dentro di noi e attorno a noi, per non essere sorpresi dagli eventi, ma pronti ad assumerci fino in fondo le nostre responsabilità. In questo siamo confortati dalla promessa che ci raggiunge attraverso il profeta: «Io stesso – oracolo del Signore – le farò da muro di fuoco all’intorno e sarò una gloria in mezzo ad essa» (Zc 2,9).