Pubblicato in: Riflessioni personali

Tane e nidi da abbandonare

Al cuore del Vangelo troviamo una parola che parla direttamente al nostro cuore: «grande sconvolgimento» (Mt 8,24). Nel momento della tempesta che si leva sul lago di Tiberiade, Matteo usa lo stesso termine che ritroveremo nel momento della risurrezione davanti al sepolcro che cerca inutilmente di imprigionare la vita. Come nel sepolcro, così sulla barca in preda alle onde, il Signore Gesù dorme in una tranquillità che rende ancora più sconvolgente il contrasto tra la paura dei discepoli e la quiete imperturbabile del Maestro. Ciò che avviene in mezzo al lago va letto in continuità con quanto è appena successo a riva. Infatti, non ci viene detto nulla della reazione alle dure parole di Gesù sulla necessità della sequela, né da parte dello «scriba», né del discepolo, ma semplicemente che «Salito sulla barca i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva» (Mt 8,23-25). Se siamo discepoli del Signore non potremo che lasciarci alle spalle tutte le nostre «tane» e i molteplici «nidi» (Mt 8,20). Di queste protezioni siamo chiamati a imparare a fare a meno, per trovare il nostro riposo e la nostra sicurezza nella risoluzione sempre rinnovata di «passare all’altra riva» (8,18). Evidentemente i discepoli sono turbati dalle parole del Maestro e ne sono intimamente sconvolti, perché il Signore non si accontenta di essere un taumaturgo di successo, della cui popolarità i discepoli possano in certo modo godere a loro volta. Si presenta con delle esigenze che portano oltre le proprie aspettative, richiedendo un’attitudine radicale alla trascendenza più che alla sistemazione rassicurante. È ciò che viene chiesto a Lot per poter scampare alla distruzione di Sodoma e Gomorra: «Non guardare indietro e non fermarti dentro la valle, fuggi sulle montagne per non essere travolto» (Gen 19,17). Non è facile non voltarsi indietro e sembra proprio che la moglie di Lot non ce la fa a lasciare che il mondo cui era abituata scompaia dietro le sue spalle senza rimpianto. Forse la forte reazione del Signore Gesù ha risvegliato nel cuore di tutti i discepoli quel senso di timore di perdere le proprie sicurezze che li fa sprofondare in un’agitazione con cui vorrebbero contaminare il loro maestro: «Salvaci, Signore, siamo perduti» (Mt 8,25). Il Signore, da esperto medico delle anime, risponde dando un nome preciso alla malattia da cui provengono tutti i disagi e lo fa con una domanda chiara e percuotente: «Perché avete paura, gente di poca fede?» (Mt 8,26). Una domanda rimane sempre aperta: «la paura genera la poca fede o la poca fede genera la paura?». A questa domanda fondamentale non è bene rispondere troppo in fretta, ma prendiamo il tempo di guardare in modo onesto nel nostro cuore. Per trovare una risposta, il primo passo è di riconoscere con semplicità che cosa ci fa male, che cosa ci spaventa, che cosa temiamo di perdere…!

Autore:

Sono un frate minore cappuccino e vivo in Piemonte.

Un pensiero riguardo “Tane e nidi da abbandonare”

  1. Le tue parole arrivano sempre nel momento giusto ed è proprio vero che spesso le proprie sicurezze ti frenano nel guardare oltre…grazie per le tue parole…

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