Pubblicato in: Riflessioni personali

Altre possibilità

La conclusione della prima lettura è commovente: «Alzati, prendi il fanciullo e tienilo per mano, perché io ne farò una grande nazione» (Gen 21,18). Il dramma, vissuto da Abramo alla veneranda età di «cento anni», viene accompagnato dall’Altissimo con una discrezione apparentemente condiscendente, ma in realtà ampiamente provvidente. Il Signore Dio disse ad Abramo, costernato per la richiesta di Sara di allontanare Ismaele con sua madre Agar: «Ascolta la voce di Sara in tutto quello che ti dice… Ma io farò diventare una grande nazione anche il figlio della schiava, perché è tua discendenza» (Gen 21,12-13). Il «ma» divino diventa una sorta di chiave ermeneutica per vivere persino le realtà più ambigue della storia senza smettere di coltivare una visione più ampia. Una storia di tremenda gelosia e di chiara ingiustizia diventa una ulteriore tappa di creazione. La fatica di Sara ad accettare che suo figlio Isacco sia fratello di Ismaele, diventa l’occasione per una più ampia dilatazione e arricchimento del modo di vivere e di abitare il mondo. Infatti, Ismaele non solo sopravviverà alla minaccia di morte, ma si differenzierà diventando così unico a sua volta: «E Dio fu con il fanciullo, che crebbe e abitò nel deserto e divenne un tiratore d’arco» (Gen 21,20). Questo passaggio della vita di Abramo ci aiuta a comprendere meglio quanto ci viene narrato nel Vangelo. Il Signore Gesù accetta di dare ascolto alla supplica dei demoni, rassegnati al fatto di dover sloggiare e lasciare liberi i «due indemoniati» (Mt 8,28). È già una bella vittoria costringere i demoni a passare dalle minacce e dalle bestemmie a una supplica accorata: «Se ci scacci, mandaci nella mandria di porci» (Mt 8,32). Il Signore Gesù ritiene giuso pagare il prezzo per la liberazione di questi due poveri indemoniati. Non così per i Gadareni: «quando lo videro, lo pregarono di allontanarsi dal loro territorio» (Mt 8,34). I Gadareni «videro» Gesù, ma sembrano non avere occhi e cuore per questi due uomini finalmente liberati dalla loro schiavitù e restituiti a una pienezza di vita. Sempre l’irruzione della salvezza portata da Gesù nella vita degli uomini e delle donne disturba tutti quegli equilibri – per quanto normalmente assai squilibrati – cui siamo non solo abituati, ma persino affezionati. Forse è questo il vero dramma di Sara! La novella madre, peraltro già vecchia, non riesce ad accettare che la nascita di Isacco, in cui tra l’altro non sperava più da tempo, possa e debba convivere con la presenza di un altro figlio. La reazione di Sara è in vista di una esclusiva di Isacco, con la conseguente esclusione di Ismaele. L’Altissimo sembra non discutere la posizione di Sara, ma, al contempo, si attiva per creare un’altra possibilità perché anche Ismaele possa non solo sopravvivere, ma pure avere il suo proprio posto nella storia. Il Signore Gesù si allontana docilmente dal territorio dei Gadareni, ma non senza avere lanciato un segnale forte: bisogna pagare il prezzo della libertà dei nostri fratelli e sorelle. Questo perché ogni percorso di liberazione non è un incantesimo, ma è un faticoso processo necessariamente costoso ed esigente.

Autore:

Sono un frate minore cappuccino e vivo in Piemonte.

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