Pubblicato in: Riflessioni personali

Rischiare per il Signore

Mentre la corsa di questo anno liturgico volge ormai al suo compimento, si fanno nostri compagni alcune figure di rara intensità. Sicuramente siamo conquistati quest’oggi dalla figura di quella «vedova povera» (Lc 21,2) che mette nel tesoro del tempio tutto quello che «aveva per vivere» (Lc 21,49). La generosità priva di ogni ostentazione di questa donna, ben consapevole della «sua miseria», diventa una catechesi vivente con cui il Signore Gesù aiuta i suoi discepoli a prepararsi all’ormai imminente dramma pasquale. Il tempio porta in sé la doppia tendenza della tentazione del mercato oppure dell’invito alla gratuità più assoluta. Possiamo ben immaginare che il cuore di Daniele e dei suoi compagni obbedisca alla stessa logica della vedova. Proprio mentre il tempio di Gerusalemme è stato spogliato e depredato da Nabucodonosor dopo l’assedio di Gerusalemme e gli arredi sacri profanati e addirittura depositati «nel tesoro del tempio del suo dio» (Dn 1,2), Daniele continua a servire il suo Dio, scegliendo «in cuor suo di non contaminarsi» (1,8). Nel momento in cui il culto del tempio a Gerusalemme è stato interrotto, Daniele e i suoi compagni non interrompono la loro fedeltà, ma la radicalizzano, non senza essere disponibili a mettere a rischio la loro stessa vita. La vedova intravista dal Signore Gesù e i giovani deportati alla corte di Nabucodonosor vivono interiormente in una disponibilità a rischiare con la propria vita e con tutta la loro vita per rimanere fedeli al culto spirituale che si può esprimere anche nella cornice cultuale del tempio, ma non necessariamente. Una nota della prima lettura ci mette di fronte al mistero di una sapienza sotterranea che guida la storia di coloro che vogliono rimanere fedeli al proprio cuore: «Dio fece sì che Daniele incontrasse la benevolenza e la simpatia del capo dei funzionari» (Dn 1,9). La «simpatia» del capo nei confronti di Daniele, Ananìa, Misaèle e Azaria, diventa nel Vangelo una profonda ammirazione da parte del Signore Gesù per il gesto di una povera vedova. Ciò che tocca il cuore del Signore Gesù è il vedere come questa donna arricchisce il tempio con la sua miseria e ne aumenta lo splendore simbolico con la sua offerta totale. Forse ciò che colpisce il capo dei funzionari del re, cui i giovani vengono affidati per farne dei perfetti cortigiani, è la dignità con cui conservano la loro interiore fierezza. Simpatia e ammirazione devono trovare sempre più posto nella nostra modalità di porre lo sguardo sulle persone che incontriamo sul nostro cammino, per saper cogliere ed evidenziare quei tratti di evangelicità e di umanità che fanno tutt’uno con la disponibilità a pagare di persona e non certo ad approfittare della benevolenza altrui. Le parole di Daniele dovrebbero diventare le nostre ogni volta in cui siamo obbligati a scegliere e a rischiare: «Mettici alla prova per dieci giorni, dandoci da mangiare verdure e da bere acqua, poi si confrontino, alla tua presenza, le nostre facce con quelle dei giovani che mangiano le vivande del re; quindi deciderai di fare con i tuoi servi come avrai constatato» (Dn 1,12-13). Nessun confronto può resistere alla prova di quella dignità che non lesina mai in generosità e attira la simpatia di quanti si lasciano toccare e interrogare.

Autore:

Sono un frate minore cappuccino e vivo in Piemonte.

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