Pubblicato in: Riflessioni personali

La risposta viene dal cuore

Tre testi di rara bellezza che accompagnano spesso il cammino del credente nel suo pellegrinaggio di fede: Geremia, Davide e Gesù… infine Pietro. Sembra che ci siano tutti e, cosa ancora più essenziale, al livello più importante: quello del cuore. Nel salmo responsoriale ripetiamo ancora una volta le parole di Davide, che sono la preghiera di ogni uomo e donna con un minimo di consapevolezza: «Crea in me, o Dio un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo» (Sal 50,12). Ripetendo la preghiera di Davide in uno dei momenti più difficili e significativi del suo percorso di uomo, di credente e di re, siamo invitati non solo a chiedere la purificazione del nostro cuore e della nostra vita intera ma a impetrarla come rafforzamento del nostro essere persone. Nessuna purezza angelicata, dis-incarnata o de-storicizzata. Al contrario, siamo di fronte a una santità che affonda le sue radici nel reale concreto e si eleva al di sopra di ogni tentazione di ripiegamento o – peggio ancora – di “impettimento” spirituale. La preghiera di Davide è come la regola sempre «nuova» (Ger 31,31) del nostro rapportarci al desiderio di Dio: «porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò nel loro cuore» (Ger 31,33). Un versetto sicuramente conosciuto, ruminato e particolarmente amato dal Signore Gesù. Questo versetto di Geremia è uno dei capisaldi del rinnovamento spirituale in seno a Israele, di cui il Signore Gesù fu dapprima discepolo e poi insigne e autorevole maestro. L’eterno conflitto tra religione esteriore, fatta di pratiche e di convenzioni, e vita di fede interiore, tutta centrata sull’adesione del cuore a un Dio che si comporta come uno sposo amante di ogni sua creatura… è sempre sotto i nostri occhi e nelle intime pieghe della nostra intima ricerca spirituale. Un raggio di questo conflitto lo possiamo cogliere nella domanda che il Signore Gesù pone ai suoi discepoli a «Cesarea di Filippo» (Mt 16,13). Una domanda che lo stesso «Maestro e Signore» (Gv 13,13) pone, in realtà, ai suoi discepoli-amici per comprendere se stesso e abbracciare fino in fondo la sua vocazione e la sua missione. Alla prima domanda circa quello che dice «la gente» (16,13) segue una domanda assai più impegnativa: «Voi chi dite che io sia?» (Mt 16,15). Il Signore ha bisogno di una risposta che venga “da dentro”, dal cuore dei suoi discepoli e che sia il frutto della loro esperienza di intimità. La risposta di Pietro è importante e fondamentale, non perché “dogmaticamente” esatta, ma perché spontanea, immediata, di cuore: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (16,16). Si potrebbe parafrasare senza tradire: “Tu sei tutto!”. Con il linguaggio dei nostri giovani si potrebbe trascrivere: “Sei grande” e con ancora più effetto “Sei un Mito”. Su «questa pietra» (16,18) si fonda la Chiesa! Sono queste le «chiavi del regno» (16,19) con cui possiamo aprire tutto e mettere così a disposizione dell’umanità la totalità dei doni di Dio per ogni uomo e donna: la nostra adesione di cuore e la nostra risposta da dentro al mistero di Gesù come rivelazione di Dio. Naturalmente, come per Pietro, anche per ciascuno di noi, dopo questo passo di adesione “di cuore”, è necessario fare un altro passo, quello di accettare tutte le conseguenze dell’intimità, imparando a pensare «secondo Dio» e non «secondo gli uomini» (16,23). Non basta «riconoscere il Signore» (Ger 31,34), bisogna anche imitare il Signore, cominciando a pensare con il cuore senza timore e «apertamente» (Mt 16,21).