Pubblicato in: Riflessioni personali

La cura…degli altri

Le parole conclusive del Signore Gesù nel Vangelo suonano come un invito forte a non presumere che basti capire o pensare di aver capito qualcosa per essere realmente in grado di scegliere il meglio per se stessi e per gli altri: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso» (Mt 19,11). Si sta parlando del matrimonio e della reale complessità di ogni relazione tra persone che si voglia capace di costruire ponti di vita per un incremento reale di speranza e di gioia per tutti e per ciascuno. Quando si parla di “certe cose” tutti sembrano raddrizzare le orecchie! Sembra che anche gli apostoli, normalmente spettatori abbastanza remissivi delle diatribe accademiche tra Gesù e i farisei, questa volta sembrano seguire lo snodarsi della discussione con particolare interesse. Mentre i farisei almeno cercano di dare l’impressione di chiedere, i discepoli, invece, giungono rapidamente alla conclusione, forse nella speranza che il Maestro dica in modo chiaro e semplice quale sia il suo pensiero attorno all’argomento in questione. I farisei chiedono: «è lecito…?» e i discepoli concludono: «Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi» (Mt 19,10). Il Signore Gesù sembra confermare la conclusione dei discepoli e sembra dire: no, non conviene! Al contempo, il modo di procedere del Signore è esattamente agli antipodi di quello dei farisei, che spesso è il nostro stesso modo di pensare e di argomentare, poiché sposta l’attenzione dal livello del lecito e da quello della convenienza verso il livello del giusto e del buono, che si fonda sulla creazione di Dio che «li fece maschio e femmina» e aggiunge che «Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie» (19,5). La combinazione dei due racconti della creazione permette al Signore Gesù di riconoscere la pari dignità dell’uomo e della donna così come è sancita nel testo sacerdotale. In tal modo si sottolinea il dovere proprio dell’uomo di fare un passo verso la donna, accettando di tagliare i legami parentali per aprirsi a un’alleanza di vita che lo espone alla vita. In caso di dubbio, l’uomo, se è responsabile della scelta di una donna, non può certo esporla all’adulterio. I discepoli sorpresi dicono «se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna…», allora non conviene, mentre il Signore ricorda che ciò che è da superare è proprio l’orizzonte della convenienza, ma questo «non tutti» lo «capiscono» perché è troppo esigente. La prima lettura ci aiuta a comprendere quale sia la situazione della nostra umanità – sia uomini che donne – al cospetto del Creatore: «… giungesti fino ad essere regina» (Ez 16,13). La cura di Dio per noi dovrebbe renderci capaci di altrettanta cura nei confronti degli altri, specialmente quando sono più deboli e più poveri. L’amore autentico non si accontenta di scegliere badando alla convenienza, ma sa rinunciare a ciò che è conveniente per aprirsi a un di più di amore. Sempre l’amore esige la disponibilità ad eccedere in termini di cura, facendosi così imitatori del Signore Dio. per dire sempre all’altro: «Vivi» (Ez 16,6).