Pubblicato in: Riflessioni personali

La gioia di chi dona

La festa di san Lorenzo al cuore dell’estate, quando sentiamo la gioia di far parte di un mondo pieno di bellezze di cui godere appieno, ci riporta alla consapevolezza che ciò che ci rende autenticamente parte della natura e della storia è la capacità di donare… di donarci. L’apostolo Paolo ce lo ricorda con forte dolcezza: «tenete presente questo: chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà» (2Cor 9,6). Al cuore della nostra estate, quando cerchiamo giustamente di trovare un po’ di riposo e un po’ di ristoro, la figura del diacono e martire Lorenzo ci richiama alla memoria la duplice sfida della gratitudine e della gratuità. Non solo siamo chiamati a essere capaci di vivere con gratuità, ma di farlo con «larghezza». L’apostolo Paolo non ci lascia certo nell’ignoranza: «Colui che dà il seme al seminatore e il pane per il nutrimento, darà e moltiplicherà anche la vostra semente e farà crescere i frutti della vostra giustizia» (2Cor 9,10). Siamo tutti parte di un grande movimento di generosità accolta e continuamente ridonata. Il Signore Gesù ci aiuta a capire ulteriormente il senso profondo del mistero di una vita donata con larghezza: «Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna» (Gv 12,25). Potremmo interpretare questo detto del Signore in questo modo: si tratta di rinunciare radicalmente a ogni forma di mondanità per entrare sempre di più nell’attitudine evangelica del dono e della condivisione. La mondanità è un modo di vivere e di pensare dominato dal calcolo e dal bisogno di possedere sempre di più. Lo stile del Vangelo, di cui il martire Lorenzo è testimone, si fonda sull’attitudine a fare della propria esistenza un dono condiviso. Non dobbiamo dimenticare che il dono non può che radicarsi in un profondo senso di gratitudine. Molte volte la fatica che sperimentiamo nell’essere disponibili alla condivisione radica in un senso di rammarico per ciò che ci sembra la vita ci abbia negato, piuttosto che di rendimento di grazie per tutto ciò che la vita ci ha permesso di godere. La promessa con cui si conclude in Vangelo di questa festa ci fa entrare nel mistero della relazione tra Gesù e il Padre. Un mistero non solo vissuto, ma anche condiviso: «Se uno mi vuol servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà» (Gv 12,26). Nella sua estrema dolcezza e nella sua sapiente pedagogia, il Signore Gesù sembra non stancarsi mai di accordarci tempo per accogliere la logica del vangelo, fino a diventarne creativi e gioiosi interpreti: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12,24). Nella notte in cui, tradizionalmente, gli occhi di tutti si levano verso il cielo, alla ricerca di qualche stella cadente, la memoria di san Lorenzo può ravvivare la coscienza che noi pure, in fondo, non siamo altro che meteore. Siamo chiamati, nel breve transito di questa vita terrena, a diventare per tutti riflesso della luce di Dio. Lasciamo affondare l’offerta della nostra vita nel terreno di una storia condivisa: «con gioia».