
La parola di Dio di oggi ci fa riflettere su uno dei nostri punti di fatica nel vivere il quotidiano. Senza mezzi termini e senza inutili giri di parole, il libro dei Numeri ricorda che tra Mosè e il popolo ci fu una «lite» (Nm 20,3). La conclusione del testo porta le cose più lontano, perché afferma in modo ancora più chiaro che «Queste sono le acque di Merìba, dove gli Israeliti litigarono con il Signore e dove egli si dimostrò santo in mezzo a loro» (Nm 20,13). La domanda sorge spontanea: che rapporto ci può essere tra la lite che il popolo ingaggia e la santità di Dio? In realtà, mentre il popolo si ribella per la mancanza di acqua dopo essersi ribellato per la mancanza di pane e il disgusto della manna, il Signore cerca di far comunque crescere la sua relazione con il popolo che ha riscattato dalla schiavitù dell’Egitto. A ben guardare, per un popolo abituato alla frusta della schiavitù e all’onnipotenza onnipresente delle divinità che popolano l’Egitto regolandone la vita fin nei minimi dettagli, il fatto sentirsi in diritto di litigare con Mosè e con Dio è segno di una crescita in consapevolezza e libertà. Ciò che il popolo ancora fa fatica a imparare è che la libertà non è semplicemente il contrario della schiavitù, è un modo completamente diverso di vivere in relazione con se stessi e con gli altri. Il prezzo di questo incremento di umanità è che non c’è più semplicemente un padrone da servire e da cui sperare il necessario per la sopravvivenza, ma un padre con cui entrare in relazione assumendo il rischio della vita. Il Signore Dio si lamenta persino con Mosè e Aronne in questi termini: «Poiché non avete creduto in me, in modo che manifestassi la mia santità agli occhi degli israeliti, voi non introdurrete quest’assemblea nella terra che le do» (Nm 20,17). Questo rimprovero ci deve interrogare profondamente. Quante volte anche noi ci aspettiamo da Dio delle soluzioni immediate e indolori per placare la nostra angoscia? Quante volte andiamo in crisi proprio quando il cammino di fede ci richiede un di più di responsabilità e di pazienza? La «santità» del Dio d’Israele sta proprio in questa profonda e radicale differenza con il modo di funzionare degli idoli dell’Egitto, che è lo stesso funzionamento dei nostri idoli, che sono sempre alleati delle nostre paure. Ciò che avviene a Merìba ci aiuta a comprendere meglio quello che avviene tra Gesù e i suoi discepoli a «Cesarea di Filippo» (Mt 16,13). Dopo la bella e pronta risposta di Pietro «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (16,16) la lite non tarda a venire! Dopo che il Signore Gesù comincia a chiarire il significato autentico dell’attesa messianica e la differenza sostanziale della sua missione rivelatrice riguardo alle attese correnti: «Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo…» (Mt 16,22). Ancora una volta possiamo notare il buon livello di libertà e al contempo il crescente livello di esigenza da parte del Signore Gesù: «perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini» (16,23).