
L’evangelista Marco non lascia spazio ad alcun dubbio circa le intenzioni di «alcuni farisei ed erodiani» i quali si accostano al Signore Gesù «per coglierlo in fallo nel discorso» (Mc 12,13). Ma i discorsi non sono tutto nella vita, come pure non possono mai essere il tutto della vita. Il Signore non ha alcun riguardo a smascherare non solo la loro, ma pure la nostra «ipocrisia» (12,15) tutte le volte in cui perdiamo il senso del mistero di noi stessi e degli altri la cui fonte si trova nella relazione con Dio e non in noi stessi. La domanda trabocchetto suona così riguardo al tributo: «Lo dobbiamo dare, o no?» (Mc 12,14). Il Signore Gesù, invece di rispondere, chiede ai suoi interlocutori di aguzzare lo sguardo, tanto da essere finalmente capaci di cogliere la dismisura tra ciò che è rappresentato sulla moneta e ciò che essa può rappresentare e perfino guastare: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio» (Mc 12,17). In questa affermazione del Signore non c’è assolutamente l’intento di dare a ciascuno il suo, ma di dare a Dio tutto, riconoscendo che solo nella relazione con Lui possiamo immaginare la gerarchia di tutte le altre relazioni con il mondo che ci circonda. Le parole di Pier Crisologo ci possono aiutare a cogliere la portata esistenziale della risposta che il Signore dà ai farisei e agli erodiani, stranamente alleati tra loro: «Uomo, perché ti guardi così male coi tuoi occhi, quando sei tanto prezioso agli occhi di Dio? Perché ti disonori mentre Dio ti ha così tanto onorato? Perché ti chiedi con cosa sei stato creato e non ti curi di ricercare per quale scopo? La dimora del mondo che vedi, non è forse interamente creata per te? Per te ha brillato la luce, per scacciare le tenebre, per te c’è la notte ed il giorno col suo tempo; per te nel cielo risplendono il sole, la luna e le stelle; per te la terra si copre di fiori, foreste, frutti; per te vive nell’aria, nei campi, nell’acqua la moltitudine meravigliosa di tutti gli animali, per paura che la tristezza e la solitudine oscurino la gioia della creazione nascente. Dio ti ha formato con la polvere del suolo (Gen 2,7), affinché tu sia il signore delle cose di questa terra, condividendo con esse la stessa natura. Tuttavia, benché tu appartenga alla terra, Dio ha fatto sì che tu sia al livello dei cieli quanto all’anima. Ti ha fatto il dono di un’anima celeste e di un corpo terrestre, affinché tu abbia l’intelligenza in comune con Dio e il corpo in comune con gli animali; così in te si trova un’unione continua tra cielo e terra» (PIER CRISOLOGO, Discorsi, 148).
La grandezza del dono di Dio, se è assolutamente gratuita è altrettanto esigente, per questo continuamente dobbiamo vigilare sul rischio di essere noi in fallo su tutto ciò che riguarda il senso di noi stessi e degli altri. La prima lettura ci ricorda che, talora, è il dolore ad annebbiare la vista del nostro cuore, come avvenne per Tobi nei confronti della moglie che, dopo aver pazientato così a lungo, alla fine non poté che sbottare: «Dove sono le tue elemosine? Dove sono le tue buone opere? Ecco, lo si vede bene da come sei ridotto!» (Tb 2,14).