
I modi di vivere e significare le relazioni tra persone continuano a evolvere tanto da approfondirsi e diventare sempre più autentiche. Mentre Raffaele si avvicina con Tobia a Ecbatana, che rappresenta la méta del loro viaggio, dice con una certa tenerezza: «Fratello Tobìa!» (Tb 6,11). Nel seguito del racconto, lo stesso sposalizio di Tobia, che prenderà finalmente e serenamente in moglie Sara liberandola da quell’ombra di morte che pendeva sulla sua vita come una spada di Damocle, il padre finalmente libera e consegna sua figlia, permettendole di vivere senza più temere di morire e lo fa con queste parole: «Abbi cura di lei, d’ora in poi tu sei suo fratello e lei tua sorella» (Tb 7,13). Come anche nel Cantico dei Cantici in questo modo si significa come l’amore – quando è vero – riesce a toccare le stesse sorgenti della vita, tanto da rendere due persone che si amano non solo amanti, ma fratelli perché l’amore non è solo per sempre, ma, per sua natura, è da sempre. Nel Vangelo vediamo sbocciare sotto i nostri occhi, dopo tante amare discussioni e controversie, una fraternità ammirabile che radica nella stima e nel riconoscimento reciproco. Il Signore Gesù e uno scriba si ritrovano concordi sulla stessa lunghezza d’onda, tanto da riconoscersi reciprocamente come giusti, come santi, come fratelli. Lo scriba dice con entusiasmo: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità» (Mc 12,32). Il Signore Gesù elargisce con tenera fermezza uno degli elogi più belli e più duraturi: «Non sei lontano dal regno di Dio» (Mc 12,34). Quasi stanchi di tutte queste controversie e ipocrisie che condurranno inesorabilmente a condannare il Signore Gesù alla morte infamante sul patibolo della croce, ci troviamo oggi in uno spazio ove sembra veramente possibile sentire la verità dell’altro attraverso cui la nostra personale verità viene confermata e approfondita. Perché questo avvenga, un solo verbo è necessario, come pure si rende urgente l’esercizio pieno di un solo soggetto: se stessi! Il regno di Dio si dona e si realizza nella misura in cui ciascuno si lascia scuotere e liberare dalla prigione dell’egoismo e della paura e comincia a sperare e a desiderare il meglio per l’altro. Lo vediamo nella drammatica storia di Sara che pure, insperatamente, alla fine è coronata da una profonda gioia! Lo vediamo in questo incontro inatteso tra il Signore Gesù e lo scriba, la cui onestà di cuore consuma le lontananze e apre la strada a possibilità nuove attraverso un recupero dell’essenziale: «Non c’è altro comandamento più grande di questi» (Mc 12,31). Nella relazione essenziale tra il primo e il secondo comandamento, cui si congiunge la verità dell’amore di sé che ci permette persino di metterci contro noi stessi, troviamo quel triangolo sacro ed equilatero che possiamo girare in qualunque senso senza mai alterare il rispetto di ogni lato e di ogni angolo. Questo spazio di riconoscimento reciproco crea lo spazio di un’alterità possibile in cui fondiamo, in verità, la nostra identità e ci ritroviamo meno lontani dal regno di Dio perché più vicini al nostro cuore e, di certo, più fratelli.