
Proviamo a capire oggi gli atteggiamenti di Maria e Marta. Ciascuno di noi ha il suo modo particolare e unico di “esserci” quando si tratta di entrare in relazione profonda. Ciò che talora dimentichiamo è di guardarci l’un l’altro con lo sguardo che pone su di noi il Signore e non quello con cui vorremmo ridurre il reale alla nostra portata e alla nostra sensibilità. Non possiamo nascondere una certa meraviglia, in cui ammirazione e dispetto si rincorrono nel nostro cuore, davanti alla conclusione del Signore Gesù: «Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta» (Lc 10,41). Per quanto infatti siamo conquistati dall’atteggiamento di questa donna che «sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola» (10,39), nondimeno facciamo fatica a non comprendere le ragioni di Marta che era «distolta per i molti servizi» (10,40). Eppure, il quadro di apertura del Vangelo suona così bello, dolce e confortante: Marta «lo ospitò» e Maria «ascoltava». Lungi dal deprezzare i segni premurosi e amanti di Marta, il Signore Gesù semplicemente non può accettare la sua cecità nei confronti di sua sorella Maria la quale, in-disturbata dallo sfaccendare della sorella, se ne sta seduta ai piedi del Maestro, accogliendone e onorandone la presenza con il suo essere semplicemente là.
Il problema che Marta si pone è che cosa sia giusto e doveroso fare per accogliere al meglio il Maestro nella propria casa. Dal canto suo, Maria non sembra affatto turbata dallo “sfaccendare” di Marta, che invece è profondamente addolorata dall’intimità in cui Maria ha scelto di entrare. In realtà e in modo unico e diverso: «Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro» (Gv 11,5). E questo sentimento da parte del Signore vale per ciascuno di noi a cui è data la possibilità di potere e dovere esserci fino in fondo e senza confronti e concorrenze. Il vangelo di questo Vangelo è che il Signore Gesù non si aspetta nulla di particolare, ma si lascia accogliere tanto da accoglierci per quello che siamo e per come possiamo. L’immagine di Giona che finalmente «cominciò a percorrere la città di Ninive» (Gn 3,4) ci ricorda che il primo passo della conversione non è quello che pensiamo sia giusto e necessario che gli altri facciano, ma il nostro cambiamento di sguardo sugli altri. Uno sguardo evangelizzato ci permette di fare pace con noi stessi.