Pubblicato in: Riflessioni personali

Perseverare è pregare

Nella prima lettura di oggi vediamo il profeta Malachia che si misura con la fatica di continuare a credere in un Dio che sembra troppo lontano e disinteressato alle nostre fatiche, tanto da far giungere i suoi fedeli a un’amara conclusione: «È inutile servire Dio: che vantaggio abbiamo ricevuto dall’aver osservato i suoi comandamenti o dall’aver camminato in lutto davanti al Signore degli eserciti?» (Mal 3,14). Questo modo di sentire e di argomentare potrebbe anche scandalizzarci, nondimeno dobbiamo riconoscere che talora corrisponde esattamente al nostro modo di sentire, che arriva a dire con dolore e persino con rabbia: «Dobbiamo invece proclamare beati i superbi che, pur facendo il male, si moltiplicano e, pur provocando Dio, restano impuniti» (3,15). Nella sensibilità del profeta, questi discorsi e questi sentimenti, che sembrano levarsi continuamente dalla terra per raggiungere il cielo, feriscono profondamente il cuore di Dio. I «timorati di Dio» (3,16) prendono posizione e in certo modo cercano di consolare il cuore dell’Altissimo: «un libro di memorie fu scritto davanti a lui per coloro che lo temono e che onorano il suo nome»!
Possiamo ben dire, a partire da quanto ci viene detto dal Signore Gesù nel Vangelo, che possiamo manifestare, con tutta libertà e umiltà, questi nostri sentimenti di confusione e talora persino di rabbia: possiamo aprire il libro del nostro cuore! Proprio come fa quell’amico che non ha vergogna né tantomeno si fa scrupolo di andare a svegliare il suo amico «a mezzanotte» (Lc 11,5). Se è vero che abbiamo bisogno di «tre pani», è ancora più vero che abbiamo spesso necessità di poter dire a qualcuno ciò di cui abbiamo bisogno e ciò di cui soffriamo. La rassicurazione del Signore Gesù è per questo un dono immenso: «quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono» (Lc 11,13). Dobbiamo riconoscere e assumere i momenti di sconforto, quando abbiamo bisogno di confidarci e di confidare le nostre domande più struggenti: «Che vantaggio?» (Mal 3,14). 
Questa è la domanda che ci poniamo davanti a qualunque cosa ci capiti nella nostra vita. Una domanda che il Signore Gesù in certo modo riformula: «Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione?» (Lc 11,11-12). La consapevolezza di essere figli ci dà la libertà di comportarci con la libertà quasi sfrontata degli amici. Tre pani per saziare la nostra fame di vita piena sembrano sufficienti. Per avere questi tre pani, il Signore ci consiglia di ricorrere a tre verbi: «chiedere, cercare, bussare», senza arrendersi mai, per una fiducia radicale nella bontà di Dio e non solo… nella bontà degli altri. Il frutto maturo e duraturo della preghiera è questa fiducia sfrontata, sempre ricostruita con passione.

Autore:

Sono un frate minore cappuccino e vivo in Piemonte.

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