
La festa dell’apostolo Andrea è sempre di più, anche a motivo del progressivo fraterno ravvicinarsi tra la Chiesa di Roma e quella di Costantinopoli, un motivo per riaccogliere il mistero della Chiesa, fondato sulla chiamata a una fraternità sempre rinnovata e mai scontata. I fratelli diventati apostoli ci ricordano che, come discepoli, siamo chiamati a diventare sempre più autenticamente fratelli. Il vangelo di questa festa, per due volte, ci mostra e ci rivela il punto di partenza della chiamata del Signore: «vide due fratelli» (Mt 4,18) e, per evitare che non se ne colga tutta l’importanza e il peso, aggiunge «andando oltre, vide altri due fratelli» (Mt 4,21). Non solo la trasmissione della vita è legata alla coppia, ma anche la trasmissione della fede sembra essere condizionata da questa capacità e consenso a essere e a camminare attraverso il tempo «a due a due» (Lc 10,1). Di questa condizione apostolica che è la fraternità come autentica dell’annuncio evangelico, Andrea rappresenta, nella tradizione della Chiesa, una sorta di simbolo maggiore. Il primo chiamato secondo il Vangelo di Giovanni e la tradizione della Chiesa d’Oriente continua a farsi provocazione per il cammino dei credenti, segnato storicamente da tante ferite alla comunione e da tanti peccati contro la fraternità. Il fatto di essere chiamati come fratelli all’inizio del ministero pubblico di Gesù è rilevante se ricordiamo che all’inizio della storia di tutti c’è il triste dramma di un fratello che uccide il fratello (Gn 4). Così, mentre il Signore Gesù comincia a camminare «lungo il mare» (Mt 4,18) dei nostri cuori, il fatto che due fratelli si fidano insieme di Gesù rappresenta una grande rottura instauratrice che sta alla base della Chiesa e che rimane sempre una sfida per la Chiesa. Secondo i sinottici, il Signore Gesù chiama per primi Simone con suo fratello Andrea, mentre nell’interpretazione di Giovanni, se questi ancora è «uno dei due» (Gv 1,40), diventa primo nei confronti dello stesso Simon Pietro. Andrea risulta essere addirittura il Protokletos/primo chiamato e che, con la sua parola, invita Simone a venire al Signore. Mentre Simon Pietro è ancora preso dalla sua vita e dalle sue cose, Andrea è già discepolo del Battista assieme «all’altro discepolo» (Gv 20,3). Possiamo così immaginare Andrea come un uomo da tempo in ricerca e che, quando trova, subito ha bisogno e desiderio di partecipare la sua scoperta a suo fratello. Sempre Andrea, davanti alla soluzione di Filippo di rimandare la folla, reagisce suggerendo a Gesù di partire da quel «ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci» (Gv 6,9). Si potrebbe dire che Andrea, come dice il suo stesso nome greco – andréia – è un uomo che ha il coraggio della ricerca e la creatività di nuove soluzioni per alimentare sempre nuove speranze.
Andrea è, all’interno della comunità apostolica, una sorta di crocicchio come la croce su cui la tradizione dice abbia subito la sua passione. Ma vi è una passione che arde da sempre nel cuore di questo apostolo: quella per la condivisione e la comunione che non si fissa nei ruoli del potere, ma che tutto può nella creatività dell’amore che è anche comunicazione: «Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? E come lo annunceranno, se non sono stati inviati?» (Rm 10,14-15). Detto in altre parole, se è vero che «la fede viene dall’ascolto» (10,17), la predicazione esige la fraternità. Anche quando la fraternità è a caro prezzo!