Pubblicato in: Riflessioni personali

La forza della Parola

L’evangelista Marco non lascia nessuno spazio all’immaginazione: «Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demoni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano» (Mc 6,12-13). I discepoli, costituiti apostoli dal Signore Gesù, sono chiamati a parlare e ad agire come il loro Maestro nella dolcissima forza di una parola, accompagnata da gesti che esprimono tutta la compassione di Dio per l’umanità. Anche per noi è la consegna: la nostra bocca deve proclamare ciò che le nostre mani riescono a significare e, soprattutto, ciò che il nostro cuore riesce a trasmettere ben aldilà delle parole. Non si tratta di una dottrina da tramandare, ma di uno stile di vita da comunicare. Sempre in cammino «a due» (6,7) e spogli di tutto, la sfida è la missione di essere disponibili a tutti. Questa disponibilità non si misura soltanto nel dare, ma, primariamente, nel senso di avere bisogno di ricevere l’aiuto da parte di tutti. La sola ricchezza – e l’unica risorsa dell’apostolo – è la fiducia che in lui ripone il Maestro e l’accoglienza che i suoi fratelli gli fanno come a un povero. Un vescovo di una chiesa piccola e povera come quella di Algeria dice: «All’inizio e alla fine della missione, c’è Gesù Cristo, vi è l’amore di Dio per l’uomo. La missione comincia con la preghiera di Cristo al Padre e il dono di sé per radunare i figli di Dio dispersi. La missione comincia con l’esperienza, fatta personalmente – e in comunità – che Dio è amore». Proprio l’amore è in grado di mettere serenamente in conto anche il rifiuto e la negazione: «Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro» (Mc 6,11). La testimonianza sembra consistere nel fatto che ciò che viene testimoniato non dipende dall’accoglienza di ciò che viene annunciato, ma dall’ardore e dalla passione con cui viene comunque donato. La prima forma di gratuità – forse la più importante – è quella di non dipendere dal successo della propria testimonianza, ma dalla sua verità e bellezza interiori. Nonostante la complessità e l’ambiguità della sua vita, il re Davide è capace, infine, di lasciare ogni cosa in eredità a Salomone,  e lo fa con una serenità che indica un grado significativo di libertà: «Io me ne vado per la strada di ogni uomo sulla terra…» (1Re 2,2). Il Signore Gesù, dando le consegne ai suoi discepoli e affidando a loro il compito di amplificare la sua parola e annunciare il suo vangelo, si mostra assai generoso e fiducioso: «dava loro il potere sugli spiriti impuri» (Mc 6,7). Il Maestro non invia i suoi discepoli con “poteri limitati” ma con tutta la forza travolgente e trasformante del regno di Dio. E proprio perché si manifesti la potenza di Dio attraverso le loro parole e i loro gesti, il Signore chiede ai suoi discepoli di muoversi con grande agilità, libertà e rigore. Per questo «ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella borsa; ma di calzare solo i sandali, e di non portare due tuniche» (Mc 6,7-8).

Autore:

Sono un frate minore cappuccino e vivo in Piemonte.

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