Pubblicato in: Riflessioni personali

La fede può sradicare

Se l’inizio della sapienza è il timore del Signore, è molto bello notare come, secondo il libro della Sapienza di cui cominciamo oggi la lettura liturgica, tutto ciò comincia con una dolce esortazione: «pensate al Signore con bontà d’animo e cercatelo con cuore semplice» (Sap 1,1). Il Signore Gesù, con la sua parola e i suoi gesti di attenzione e di misericordia, sembra modulare in modo ancora più preciso il senso e il modo di questo pensare al Signore. Questo pensare si fa ricerca del Signore secondo tutte le Sapienze, in cui si nasconde e si rivela un raggio dell’unica divina Sophìa. Infatti, sembra che il modo più vero ed efficace di pensare al Signore sia imparare a pensare come il Signore: «Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli». Per evitare ogni riduzionismo della carità e della generosità, il Signore si premura di aggiungere: «E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai» (Lc 17,3-4). Questa parola del Signore sulla necessità di perdonare, senza smettere mai di essere disposti a rinnovarne il dono, è come una perla incastonata tra due altre parole. La prima è una presa di coscienza del reale, assai dura e perentoria: «È inevitabile che vengano scandali…» (17,1), cui segue un’esortazione altrettanto radicale: «State attenti a voi stessi!» (17,2). La seconda è la reazione dei discepoli che, in realtà, è una preghiera accorata: «Accresci in noi la fede!» (17,5). Tenendo insieme il respiro della prima lettura con quello del Vangelo, possiamo così dire che la sapienza di cui abbiamo bisogno per orientarci tra gli inevitabili «scandali» con cui dobbiamo fare i conti nella vita e nella storia, è la fede. Essa ci permette veramente di apprendere, non senza fatica, a pensare, e quindi ad agire, come il Signore, imparando a coniugare – sapientemente ed efficacemente – la lucidità su ciò che avviene dentro di noi e attorno a noi, senza mai cedere alla tentazione di diventare cinici o, peggio ancora, spietati. La risposta del Signore Gesù all’accorato appello dei discepoli è generosa e pacificante: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sradicati e vai a piantarti nel mare” ed esso vi obbedirebbe» (Lc 17,6). La Sapienza sembra quasi applaudire con quel versetto con cui, ogni anno, ci introduciamo nell’Eucaristia della solennità di Pentecoste: «Lo Spirito del Signore riempie la terra e, tenendo insieme ogni cosa, ne conosce la voce» (Sap 1,7). Lo Spirito del Signore riempie anche il mare ed è capace di colmare tutti i fossati che la vita, con le sue vicissitudini, crea nel nostro cuore fragile. Come pure, talora, allarga e approfondisce i fossati nelle nostre relazioni mai facili. Eppure, nulla è impossibile se lasciamo che l’Altissimo non solo sia «testimone» (1,6) dei nostri «sentimenti» più veri, ma ne diventi anche l’ispiratore e la guida.

Autore:

Sono un frate minore cappuccino e vivo in Piemonte.

Rispondi