Pubblicato in: Riflessioni personali

Diventare come Anna

Mentre scorrono i giorni della gioia del Natale, la Liturgia ci fa incontrare una figura che sembra mettere nel nostro presepio, accanto alla gioia, anche il dolore e la prova. Mentre il bambino Gesù viene presentato al Tempio, ecco che «una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser» (Lc 2,36) si unisce a Simeone per accogliere questo bambino come tutti, che pure è diverso da tutti. Di Anna il Vangelo ci dice due cose. La prima è che «era molto avanzata in età… era poi rimasta vedova» (2,36-37). In una parola, che è una donna che ha molto sofferto ed è stata provata dalla vita. Eppure, questa prova e questa sofferenza invece di ripiegarla su se stessa l’hanno resa ancora più sensibile alla vita nel suo duplice rimanere aperta interamente a Dio nella preghiera e completamente attenta a ciò che avviene attorno a lei nella vita. L’evangelista Luca ci dice che: «Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere» (Lc 2,37). La devozione di Anna la rende capace di riconoscere – quasi intercettare acutamente – i passaggi della vita fino a sentire la promessa che questo bambino rappresenta per tutti, quasi preoccupandosi che tutti se ne possano rendere conto: «si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme» (Lc 2,38). A questa donna si può ben applicare quanto dice l’apostolo: «Ho scritto a voi padri, perché avete conosciuto colui che è da principio» (1Gv 2,14). E questo vale chiaramente anche per le “madri”. Anna, forgiata dalle prove della vita e illuminata dalla preghiera assidua, è capace di avere occhi di «profetessa» tanto da vedere più lontano, tanto da vedere più in profondità. Anche noi siamo chiamati a diventare come lei, per cogliere e far cogliere la presenza di Dio nelle pieghe della nostra storia e su ogni volto di umanità. Karl Barth scrive in proposito: «Poiché Dio è umano, l’uomo si trova rivestito di una distinzione tutta speciale; ogni essere che si rivela in un volto umano, ogni persona dunque, con le sue opere e i suoi cammini, riceve così una dignità particolare. Tutto ciò non ha niente a che vedere con una visione ottimistica dell’uomo. È qualcosa di più! Dal momento che Dio è diventato umano, questa distinzione è accordata ad ogni persona e non le può essere sottratta per nessuna ragione e in nessun modo» (K. BARTH, L’humanité de Dieu, Sierre 1999, p. 32). Il segno di questa nostra umanità divinizzata è la passione di servire Dio e di mettersi al servizio di tutti, in particolare dei più piccoli, per aprire davanti a loro le vie della vita, che cominciano sempre con il riconoscimento e l’ammirazione. La profetessa Anna ci permette di fare un passo in più in quel cammino assolutamente necessario per essere capaci di servire – Dio e i fratelli – in tutte le età della vita, in tutte le stagioni delle emozioni, in tutte le situazioni della storia… con un’agilità che dovrebbe crescere con la vecchiaia, in modo direttamente proporzionale alla crescita della libertà interiore.