Pubblicato in: Riflessioni personali

Un’anima che canta

Ciascuno di noi è un po’ come Samuele: cresciamo per essere infine «richiesti» per una missione che coincide con la totalità e la verità della nostra vita! Ciascuno di noi è come Maria, la madre del Signore, interamente donata per vivere l’accoglienza del Verbo nella sua carne per donarlo come compagno di cammino a tutti gli uomini. Nella Colletta della Messa un desiderio si fa preghiera: «concedi a noi, che professiamo la fede nella sua incarnazione, di partecipare alla sua vita immortale». Di questa partecipazione è icona la visita di Maria ad Elisabetta, in cui tutto il desiderio di queste due donne – visitate e ormai abitate in modo così sensibile dalla grazia – è proprio quello di partecipare l’una all’altra la propria esperienza di donne graziate e, per questo, piene di servizievole tenerezza. Alla luce di questo mistero della Visitazione, l’inno del Magnificat è una partecipazione – mediante una sua rilettura orante – a tutta la storia della grazia in modo così profondo da far percepire la grazia della storia. Sotto ogni versetto del Magnificat possiamo indovinare un fiume segreto di gioie e speranze, dolori e angosce che hanno attraversato e continuano ad attraversare il cuore e le viscere dell’umanità. Sembra che Maria non possa resistere a questo bisogno di raccontarsi e di raccontare, come pure di ascoltare ciò che Dio ha compiuto nel seno sterile di Elisabetta con la stessa forza con cui si è fatto dolcemente presente nel suo seno ignaro di nozze: «si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda» (Lc 1,39). Ciò che Maria va a raccontare non è se stessa, ma la graziosa misericordia di Dio che avvolge tutta la storia dell’umanità e si fa garante della vita e della gioia dei poveri e dei piccoli: «Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia» (1,54). Davanti al dono di Dio che cambia la sua vita facendo del suo corpo la sua dimora, Maria ha lo stesso sentimento di restituzione attraverso il ringraziamento di Anna, la madre del piccolo Samuele: «Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho chiesto: … per tutti i giorni della sua vita egli è richiesto per il Signore» (1Sam 1,27-28). A questa parola di Anna fa eco la conclusione del canto di Maria: «come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre» (Lc 1,55). Come esorta Ambrogio di Milano: «Sia in ciascuno l’anima di Maria per magnificare il Signore; sia in ciascuno lo spirito di Maria per esultare in Dio. C’è una sola madre di Cristo secondo la carne; secondo la fede, invece, Cristo è il frutto di tutti, poiché ogni anima riceve il Verbo di Dio… Cristo è “l’immagine di Dio” (2Cor 4,4) perciò l’anima magnifica l’immagine di Dio a somiglianza della quale è stata creata» (AMBROGIO DI MILANO, Omelie su Luca, 2, 26-27).

Autore:

Sono un frate minore cappuccino e vivo in Piemonte.

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