Pubblicato in: Riflessioni personali

Giuseppe modello per noi

Le ultime parole della prima lettura ci aiutano a dare un volto più leggibile alla figura di Giuseppe, il padre di Gesù: «costoro dimoreranno nella propria terra» (Ger 23,8). Così la conclusione del vangelo diventa una sorta di rassicurazione: «Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa» (Mt 1,24). Il nobile gesto di Giuseppe di accogliere la madre e il bambino non fa altro che creare un solco di terrena umanità capace di accogliere al caldo il seme del Verbo di Dio che si fa carne, che si fa uomo, che si fa fratello. Il sogno profetico del profeta Geremia si compie nel segno di squisita umanità con cui Giuseppe accetta di farsi carico del mistero dell’incarnazione accettando di mettere al primo posto non la propria dignità di uomo e di credente, ma il bisogno della «sposa» e del «bambino che è generato in lei» (1,20). Il passo che Giuseppe accetta di compiere a nome di tutta l’umanità è quello di fare un passo indietro: dal bisogno e desiderio di generare, si passa ad accogliere incondizionatamente, fino a farsi carico di ciò che è già «generato».
Giuseppe diventa così il modello e il paradigma di quella rivoluzione del modo di pensare a Dio per ripensare il nostro modo di essere umani di cui le parole e i gesti del Signore Gesù tracceranno le linee portanti nella predicazione del Vangelo. L’evangelista Matteo, secondo il suo solito e il suo stile, applaude, per così dire, alla capacità innovativa di Giuseppe glossando con una certa solennità: «Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: “Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele che significa Dio con noi”» (Mt 1,22-23). Giuseppe si mostra in queste pochissime parole come la persona adatta – la più adatta – ad accogliere tra le braccia di padre il Figlio dell’Altissimo. Egli infatti «era un uomo giusto» (1,19) e lo era secondo il cuore di Dio, in cui la giustizia e la misericordia non sono mai disgiunte, in cui la Legge e l’Amore non sono mai antagoniste. Ed è l’amore per Maria, sua «promessa sposa» (Mt 1,18), che diventa la legge imprescindibile della scelta di Giuseppe, così poco maschilista da essere meravigliosamente umana. Mentre nel cuore di Giuseppe si sta consumando il dolore di essere rimasto solo; mentre nel cuore di Giuseppe si va accogliendo la terribile ferita di un tradimento e di un abbandono da parte della persona più amata; mentre la “giustizia” e l’amore esigono da questo cuore di «ripudiarla in segreto» (1,19) creando così due solitudini forse per sempre incolmabili… Dio rivela il significato più profondo del suo nome: «Signore-nostra-giustizia» (Ger 23,6). Come il Signore Gesù ricorderà con forza ai suoi discepoli: «se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 5,20).

Autore:

Sono un frate minore cappuccino e vivo in Piemonte.

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