Pubblicato in: Riflessioni personali

Benedetti

Il passaggio da un anno all’altro viene accompagnato dalla Liturgia con tre brevi letture, che sembrano volerci offrire tutto quello che ci serve per attraversare il tempo senza subirlo come un inarrestabile cammino di decadenza, ma come occasione per diventare sempre più vivi. La prima cosa che ci serve è la capacità di essere benedetti e di benedire. Il testo del libro dei Numeri ci ricorda la formula di benedizione sacerdotale tanto solenne quanto legata alla vita e alle necessità di ogni giorno: «Ti benedica il Signore e ti custodisca» (Nm 6,24). Le parole con cui il sacerdote benedice il popolo sono l’invocazione di un sorriso, quello di Dio che accompagna benevolmente la nostra vita verso la «pace» (6,26). L’apostolo Paolo ci ricorda la cosa più necessaria per camminare nella vita ed è la consapevolezza di essere «figli» (Gal 4,6) e non schiavi. Non è facile essere liberi, non è così facile essere figli di Dio. Per questo il Vangelo ci chiede di avere gli stessi occhi dei pastori i quali «trovarono Maria e Giuseppe e il bambino» (Lc 2,16). La cosa che ci serve per camminare nel tempo senza che il tempo ci schiacci è avere uno sguardo in grado di vedere e un cuore capace di stupore. Mettendo insieme questi tre passi appena evocati, possiamo dire che la benedizione necessaria per continuare a vivere è una crescita in consapevolezza di quella che è la nostra dignità, una consapevolezza che deve essere continuamente alimentata dallo stupore. Allora possiamo metterci davanti al presepio assumendo gli stessi sentimenti annotati dal Vangelo: «Tutti quelli che udivano si stupirono» e «Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2,18-19). Proprio in questa solennità della Madre di Dio, Maria viene indicata solo con il suo nome e non come madre. Ciò che rende Maria madre di Dio, è questa sua capacità a essere fino in fondo attenta a se stessa, tanto da dare a Gesù tutta la libertà di riconoscere e rivelarsi come il Figlio di Dio. Persino il «nome Gesù« (2,21) imposto al bambino nel momento della circoncisione, non viene dai suoi genitori, ma viene da più lontano: «come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo». Maria è attenta, è paziente, prepara ogni cosa per la vita di suo figlio, senza smettere di essere attenta a se stessa e alla pienezza del suo essere «donna» (Gal 4,4) prima ancora di essere madre… anzi per essere veramente madre. La qualità della sua vita è l’ambiente umano che rende uomo il Verbo del Padre. In Maria tutto è attenzione, in un ascolto che si fa sensibile a ciò che viene da dentro, ma anche a ciò che viene da fuori. La Madre di Dio ascolta e accoglie ciò che porta dentro di sé senza mai dimenticare di ascoltare a di accogliere quel mondo che la circonda e a cui è chiamata, in modo unico, a donare lo stupore di una benedizione ritrovata. Da Maria siamo chiamati a imparare a pregare in modo giusto, a meditare adeguatamente, a vivere in pienezza per poter partorire non vento, ma la presenza di Cristo al cuore del nostro cuore e del mondo intero. Non capiremo, e forse pure non ci piacerà, tutto quello che in questo anno accadrà a noi e o nel mondo, ma non scoraggiamoci e lasciamoci accompagnare da Maria, la quale, pur non comprendendo tutto quello che le sta succedendo, non giudica e non si angoscia, ma conserva tutto gelosamente nel suo cuore e lo offre a Dio in un dialogo personale fatto di totale abbandono e fiducia. Quanto non rientra nei nostri desideri e nei nostri progetti può diventare un’opportunità, soprattutto un’opportunità di crescita ulteriore, che significa un ampliamento delle possibilità e delle modalità in cui immaginiamo la vita. La Liturgia non ci impedisce di festeggiare il capodanno, ma ci ricorda che il tempo davanti a noi ci è dato per scoprire quel nome che sta «prima» (Lc 2,21) di noi come benedizione e dignità di figli di Dio che è tutta da scoprire e tutta da onorare. Abbiamo tutto il tempo… abbiamo tutto l’anno!