
Dopo aver portato a compimento i giorni della letizia del Natale, riprendiamo il nostro cammino ordinario introdotti da un racconto dal sapore squisitamente familiare. Elkana diventa per noi icona di quell’umanità che siamo chiamati a ricostruire continuamente nella nostra vita, fino a offrircela reciprocamente come dono. Quest’uomo ci viene presentato come una persona attenta ad Anna, che si ritrova ad essere la moglie più fragile e mortificata dalla vita per il fatto di essere sterile. Nel momento in cui la vita familiare diventa più intensa e l’abisso tra la gioia di Peninnà e la tristezza di Anna diventa ancora più forte, Elkana le «dava una parte speciale, poiché egli amava Anna, sebbene il Signore ne avesse resto sterile il suo grembo» (1Sam 1,5). Elkana è capace di trovare un modo “speciale” per alleviare la sofferenza di Anna e in tal modo si fa per lei icona della bontà e della benevolenza di Dio stesso, che ha un occhio “speciale” per i più fragili e umiliati. La protesta amorosa che troviamo a conclusione della prima lettura è commovente: «Anna, perché piangi? Perché non mangi? Perché è triste il tuo cuore? Non sono forse io per te meglio di dieci figli?» (1Sam 1,8). Queste tre domande accorate di Elkana possono diventare una chiave per riprendere la lettura annuale del vangelo secondo Marco nel tempo ordinario. La liturgia ci fa ripartire da una constatazione dolorosa: «Dopo che Giovanni fu arrestato…» (Mc 1,14). Sembra che il Signore Gesù attenda il tempo del compimento della missione di Giovanni per prendere il testimone della sua profezia in modo tanto simile quanto radicalmente diverso. Mentre Giovanni attende sulle rive del Giordano, il Signore Gesù si mette in cammino per le strade degli uomini e delle donne del suo tempo, creando attorno a sé una possibilità di fraternità che diventa la base e il fondamento della discepolanza. L’evangelista ci mostra il Signore Gesù come una persona capace di sguardo, proprio come Elkana che non solo si accorge della sofferenza di Anna, ma si lascia profondamente toccare e coinvolgere dal suo dolore. L’inizio della vita della Chiesa come comunità di fratelli raccolti attorno al Signore Gesù comincia proprio così: «Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea…» (Mc 1,16). La reazione allo sguardo e all’invito che il Signore Gesù rivolge a queste due coppie di fratelli è immediata: «lo seguirono… andarono dietro a lui» (1, 18.20). Come possiamo spiegare e giustificare questa prontezza a cambiare il corso della propria vita se non a partire dalla percezione di essere visti in un modo così nuovo da esigere un modo nuovo di vivere e di sperare? Nel linguaggio dei nostri giorni potremmo dire che lo sguardo speciale del Signore Gesù fa sentire le persone così speciali da permettere a ciascuno di impegnarsi con passione nella costruzione del regno di Dio. Forse, per dare un contenuto alla dolcissima parola del «vangelo di Dio» (1,14) possiamo pensare a uno sguardo speciale di attenzione e di compassione.