Pubblicato in: Riflessioni personali

Le fatiche accolte e redente

Ci commuove la conclusione della prima lettura in cui il Signore Dio con grande eleganza tira fuori d’impaccio il povero profeta Samuele, che non riesce a convincere il popolo circa i danni possibili dell’istituzione così desiderata della monarchia: «Ascoltali: lascia regnare un re su di loro» (1Sam 8,22). Possiamo leggere questa reazione come l’espressione di una sorta di sufficienza divina di tipo dantesco: «non ti curar di loro»! In realtà, in questa parola del Signore viene rivelato ancora una volta il mistero della divina condiscendenza, che si basa su una radicale fiducia del Creatore nelle sue creature. Di fatto, l’istituzione della monarchia rappresenterà nella storia di Israele un salto storico importante con i suoi passaggi positivi e quelli più difficili e persino negativi. Nel giro di qualche versetto possiamo contemplare l’icona di un Dio che non si spaventa e, per cedere a un minimo consentito di antropomorfismo, non si deprime: «perché non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me, perché io non regni più su di loro» (1Sam 8,9). Mentre la proposta del popolo «dispiacque» (8,6) al profeta Samuele, il Signore sembra prenderne atto con elegante serenità. Le nostre decisioni e persino i nostri capricci umani vengono accolti con una benevolenza capace di accoglienza radicale già condita, in anticipo, di infinita misericordia. A Cafarnao, il Signore Gesù si comporta con lo stesso stile e in modo completamente diverso dagli scribi e dai farisei. Quando viene fatto un buco sul tetto della casa per presentargli un «paralitico» (Mc 2,3), la reazione del Signore Gesù non è di chiedere che cosa mai stiano facendo, ma la sua è una reazione di radicale accoglienza che va forse aldilà delle aspettative di quanti hanno osato così tanto: «Figlio, ti sono perdonati i peccati» (Mc 2,5). Per il Signore Gesù, il gesto di compassione di questi amici generosi e la fiducia serena di questo ammalato non possono essere caratterizzati se non con una parola preziosa: «fede»! Ciò che sembrano non essere in grado di intuire gli scribi e i farisei è proprio questo movimento di rinnovata fiducia che si crea come un vortice attorno al Signore Gesù. Mentre nel suo battesimo dall’alto del cielo era disceso lo Spirito Santo, nella casa di Cafarnao dall’alto viene calata l’umana sofferenza, ma è lo stesso dinamismo che si attua per la salvezza e la gioia di tutti. Una volta che il cielo è stato bucato una volta per sempre, il Figlio amato del Padre, costituito sua stessa rivelazione per il mondo, non può che partecipare e condividere la sua stessa identità in modo condiviso, fino a chiamare il paralitico nello stesso modo in cui è stato consacrato al Giordano: «Figlio»! È di questa identità profonda che il Signore Gesù si prende cura, ancor prima di occuparsi della malattia. Quando ci troviamo davanti al Signore, presentandoci a lui con le nostre gambe o portati da altri, la gioia più grande è di ritrovare la nostra libertà e dignità di figli che non sono trattenuti come dei bambini incapaci, ma proiettati nella vita come frecce che portano con sé una promessa di vita: «va’ a casa tua» (Mc 2,11). A differenza di Samuele, il profeta Gesù non ha nessun timore di lasciarci andare e persino di lasciarci fare, nella certezza che la casa del Padre non solo non si sposta, ma resta aperta… anzi spalancata.