Pubblicato in: Riflessioni personali

Disposti a fare alleanza

Nella prima lettura ci viene narrato il modo in cui Davide viene costituito re su tutto Israele a Ebron. Nella memoria di Israele, questo “atto di costituzione” non è altro che “un atto di unione” espresso con gli stessi termini con cui Adamo si meraviglia, nel momento della creazione della donna, uscendo così dal dramma della sua solitudine: «Ecco noi siamo tue ossa e tua carne» (2Sam 5,1). Ciò che rende possibile e stabile il regno di Davide è la sua capacità – quella che i suoi successori presto smarriranno – di creare attorno a sé un’unità che nasce dal cuore e dal sentimento di appartenenza reciproca che fonda e conserva i legami di fiducia pur nelle inevitabili difficoltà. Nella linea davidica, la reazione del Signore Gesù all’accusa degli scribi e farisei va nella stessa linea: «Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi» (Mc 3,25). Nonostante, o forse proprio a motivo, di tutte le ambiguità di Davide nel suo modo di essere uomo credente e re del suo popolo c’è una costante che rimane per noi un esempio e un monito: «il re Davide concluse con loro un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d’Israele» (2Sam 5,3). Ciò che manca agli interlocutori del Signore Gesù è questa disponibilità di fondo a fare «alleanza», inclini come sono a evidenziare e a radicalizzare piuttosto quello che divide e tutto ciò che, contrapponendo, indebolisce. Non è raro anche per noi che l’accusa che muoviamo ad altri tradisce la nostra segreta speranza che gli altri siano meno capaci di metterci in crisi: «Costui è posseduto da Beelzebul e scaccia i demoni per mezzo del capo dei demoni» (Mc 3,22). Somiglia tanto a quanto pensano, dicono e si augurano i Gebusei riguardo a Davide: «Tu qui non entrerai: i ciechi e gli zoppi ti respingeranno» (2Sam 5,6). Eppure le cose non vanno proprio così: «Ma Davide espugnò la rocca di Sion, cioè la città di Davide» e ancora «Davide andava sempre più crescendo in potenza e il Signore, Dio degli eserciti, era con lui» (5,7.10). Nella stessa linea, il Signore Gesù spiega ai suoi detrattori che hanno torto: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi. Se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella con se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito» (Mc 3,24-26). Quello che si dicevano tra loro i Gebusei: «Davide non potrà entrare qui» (2Sam 5,6) è detto sub contrario dal Signore Gesù: «Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega» (Mc 3,27). La forza non può che venire da Dio, il quale non permette che i suoi figli cadano in balìa del nemico, ma ci assiste con la forza e la luce dello «Spirito Santo» (3,29) nella cui pace troveremo sempre la via dell’unità interiore e della concordia fraterna, per vincere ogni assalto del male e trovare… e donare pace. Del resto «Gerusalemme» (2Sam 5,6) significa “visione di pace”.