Pubblicato in: Riflessioni personali

Le intenzioni di Dio e le nostre

Possiamo accompagnare il profeta Samuèle in cammino verso «Betlemme» (1Sam 16,4) con il cuore colmo di tante domande – forse troppe! – mentre cerca di nascondere quel corno pieno d’olio con cui consacrare, per Israele, un nuovo re al posto di Saul. Nel cuore dell’anziano profeta non manca una buona dose di paura: «Come posso andare? Saul lo verrà a sapere e mi ucciderà» (16,2). Eppure, alla fine, il profeta non solo si reca a Betlemme, ma trova che «il più piccolo» (16,11) dei figli di Iesse è il più grande a motivo del suo cuore che si riflette, per purezza e coraggio, nei suoi «begli occhi» (16,12). La conclusione della prima lettura apre il cuore alla speranza che non tutto è perduto e che non c’è bisogno di piangere su ciò che è avvenuto, ma è sempre possibile – anzi doveroso – aprirsi a un futuro possibile. Così «Samuèle prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi» (1Sam 16,13). Il salmo sembra non solo commentare, ma pure sottilmente interpretare: «la mia mano è il suo sostegno, il mio braccio è la sua forza» (Sal 88,22).
Se la prima lettura ci conferma che persino i momenti difficili e i fallimenti più mortificanti possono aprire la strada a nuovi e più promettenti scenari, con una sorta di capovolgimento delle sorti, il Vangelo invece ci mette in guardia dal pericolo – altrettanto costante – di capovolgere le intenzioni di Dio, trasformando ciò che è stato pensato a favore dell’uomo e del suo cammino nella libertà e nella gioia in un peso che rischia di opprimerlo e soffocarlo. Per questo il Signore Gesù non esita a ribadire, rievocando tra l’altro proprio il comportamento di Davide, le intenzioni fondamentali di Dio, che sono sempre a favore delle sue creature: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato!» (Mc 2,27). L’istituzione accurata e minuziosa della pratica del sabato era stata voluta proprio per difendere i piccoli e i poveri dalla eccessiva asprezza di una vita troppo dura che avrebbe potuto gravare sui più deboli (cfr. Dt 5, 12-15). Spesso i profeti avevano dovuto rammentare il senso profondo del sabato purificandolo da tutte le aberrazioni dovute all’ipocrisia del cuore umano. Il rischio è sempre quello di capovolgere, fino a stravolgere e trasformare una legge di libertà e di compassionevole umanità, voluta per proteggere gli umili della terra e persino la stessa terra – sottoposta alle angherie dei potenti – in un duro precetto, che è ancora più terribile dell’oppressione degli uomini e tale da aver raggiunto una meticolosità così puntigliosa da rasentare il ridicolo, tanto da non distinguere più tra il semplice e quasi giocoso cogliere una spiga di grano e il mietere un campo intero! Di conseguenza, la memoria settimanale del dono della creazione e della redenzione aveva finito per asservire ulteriormente i più poveri e i più piccoli. La reazione del Signore Gesù riprende la potente protesta di tutti i profeti che lo avevano preceduto: «Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato» (Mc 2,28).

Autore:

Sono un frate minore cappuccino e vivo in Piemonte.

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