Pubblicato in: Riflessioni personali

Vivere sintonizzati con il proprio cuore

Le parole con cui Davide piange su Gionata non sono solo commoventi, ma sono epifaniche di ciò che sta nel profondo del suo cuore: «Una grande pena ho per te, fratello mio, Giònata! Tu mi eri molto caro; la tua amicizia era per me preziosa, più che amore di donna» (2Sam 1,26). Eppure la morte del re Saul e di suo figlio, in realtà, libera la strada per l’ascesa regale di Davide, che avrebbe più motivi per rallegrarsi di queste morti che non di rattristarsi. Ma è proprio in questo momento che si rivela pienamente ciò che sta a cuore al cuore di Davide e, in ultima analisi, il motivo per cui il cuore del Signore si compiace di quest’uomo, non privo di contraddizioni e di colpe eppure così capaci di essere «caro» e di sentire gli altri, persino quando possono ostacolare i nostri cammini. Qualcosa di analogo si attua nella «casa» (Mc 3,20) in cui il Signore Gesù si lascia «mangiare», per così dire, dalla folla tanto da non avere più nemmeno il tempo di mangiare e questo crea un certo sconcerto, forse persino un po’ di sgomento nella sua famiglia, che si sente responsabile della sua integrità e incolumità e che comincia a dubitare del suo equilibrio: «È fuori di sé» (Mc 3,21). Cosa rende così incomprensibile il Signore Gesù ai suoi parenti se non quello stesso atteggiamento che rende, spesso, incomprensibile Davide ai suoi compagni e ai suoi amici? Potremmo dire, in una parola, che si tratta di questa disponibilità a vivere sempre all’altezza delle esigenze del proprio cuore, anche quando questo sembra essere svantaggioso per i nostri interessi. Ma quali mai possono e debbono essere i nostri interessi se non quello di sentire come «caro» (2Sam 1,26) ogni persona con cui siamo chiamati a fare un pezzo di cammino della nostra vita? Gionata dà talmente spazio a Davide quasi da togliersi di mezzo per permettere che il suo destino si compia fino in fondo. E Davide non dimentica la preziosità di questo dono, ritenendo di essere l’unico autore della sua stessa vita. Al contrario, si sente in dovere di celebrare e di cantare il dono di un’amicizia senza la quale non sarebbe stato se stesso. La follia che i suoi parenti riscontrano in Gesù è la stessa che Saul deve aver rimproverato a suo figlio Gionata: è la follia dell’amore che non solo mette generosamente l’altro al primo posto, ma che purificata dall’egoismo è capace di far trovare il proprio posto, riconoscendo e in certo modo favorendo quello dell’altro.

Autore:

Sono un frate minore cappuccino e vivo in Piemonte.

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